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I regali improbabili 


scritto da madele il 10-01-2010 Stampa il racconto Scrivi un commento Leggi i commenti 
Natale. Tempo di regali. Sì: nascita di Gesu’ bambino - per i credenti - e festa, panettoni, torroni e spumante, cene in famiglia e con gli amici, ma, soprattutto e, ovviamente, inutile negarlo, tempo di regali.
Nel corso degli anni ho scoperto che, nel pianeta Babbo Natale, esistono varie tipologie di persone.
Ci sono i maniaci del regalo: sono quelli che già da 2 mesi prima del 24 cominciano a girare per i negozi, monitorando oggetti, taglie, colori e prezzi. SI preoccupano di fare regali a tutti, ma proprio tutti quelli con cui hanno un rapporto, anche solo di conoscenza. Stanno attenti a cosa regalare e a chi. E’ una vera e propria sfida, per loro, trovare il regalo che sia proprio quello giusto per la persona a cui lo fanno. Normalmente sono mamme o zie in pensione, che hanno tempo per uscire, andare in giro per negozi, che hanno la sensibilità e la generosità tipica solo di poche persone. E sono quelli che, il giorno di Natale, non riescono proprio ad aspettare un minuto di più: il regalo (o i regali, perché in genere, alla fine, girando girando, comprano molto più di una cosa per uno) te lo devono dare proprio subito per vedere che faccia fai. E se ne tornano a casa, magari con in mano un regalo simbolico fatto a loro, ma felici ed appagati, con la luce negli occhi.
Poi ci sono i tirchi: amici, amiche, parenti, a volte, se si è più sfortunati, fidanzati. Sono terribili. Normalmente fanno il regalo solo perché devono farlo. Preferibilmente lo riciclano in casa, cercando di riutilizzare anche la carta di quello regalato a loro. Oppure lo vanno a comprare su bancarelle scrause o in negozietti per la casa di quelli “tutto a 1 euro”, cercando di scegliere ciò che trovano, preferibilmente che costi meno di 1 euro, che ne so, magari nelle ceste “tutto a 50 centesimi”. Sono persone generalmente anche benestanti, ma che di spendere soldi per il prossimo non hanno proprio intenzione.
Arrivano a casa tua, o ti danno appuntamento in mezzo alla strada, “così ci scambiamo gli auguri al volo”. Se ne vanno con il tuo regalo in mano, magari molto carino ed anche abbastanza costoso, dissimulando un finto imbarazzo perché il loro regalo non è all’altezza. Se hai dei bambini a loro non portano neppure una cioccolata, sostenendo che ormai i bimbi sono pieni di cose inutili, oppure portano loro dei giocattoli assolutamente economici, pericolosissimi, non a norma e pieni di pezzettini minuscoli che si staccano.
Ed i finti ricchi snob? Vogliono per forza farti un regalo di marca (in genere abbigliamento) e pur di avere l’anelata targhetta da mostrare e per far vedere che sono persone che “ci tengono”, vanno a comprare il regalo all’outlet. Non che ci sia niente di male a comprare all’outlet, per carità…se si trattasse di un capo di abbigliamento per così dire, classico, nessuno se ne accorgerebbe nemmeno. Il guaio è quando ti regalano la maglietta super modaiola e di un colore assurdo, ma di tre anni fa.
E ci sono i frettolosi, quelli che devono sbrigarsi. Entrano in un negozio soltanto, o in un unico centro commerciale. Non sopportano la calca, la gente, la confusione. Non si guardano intorno per vedere se ci sono cose nuove o originali. Non si affacciano alle vetrine o, peggio, all’interno dei vari negozi. In genere si dirigono subito spediti al reparto libri o dvd: lì non possono sbagliare. Veloci e chirurgici, in meno di un’ora fanno i regali per tutti, ma proprio tutti. Se li porti in giro a fare shopping, dopo due ore sono colti da sindrome da stress, crisi respiratorie, fregole da stanchezza cronica. In genere si tratta di mariti che vorrebbero stare a casa, sbracati, incorporati con la poltrona ed il telecomando e che di tutto hanno voglia, fuorchè di caricarsi la macchina di pacchi e pacchetti.
E vogliamo parlare di quelli dell’ultimo minuto? Alle ore 17.30 del 24 pomeriggio vengono da te e ti chiedono di accompagnarli a comprare un regalo, oppure di andare a comprare il regalo per quella persona che ha appena telefonato, che sta arrivando a fare gli auguri e per cui non hanno comprato nulla. In entrambi i casi sai che è una mission impossible: i negozi, soprattutto nei centri piccoli, sono stati letteralmente presi di assalto nei giorni precedenti e non hanno più, nè oggetti graziosi, né taglie e colori decenti per l’abbigliamento. I negozianti sono esausti ed hanno soltanto voglia di tornarsene a casa. Entrare in un negozio a quell’ora, magari con un padre indeciso e inesperto che deve comprare qualcosa per tua madre, significa attirare su di sé le ire della povera commessa che sta chiudendo la cassa, con una conseguente maledizione fino alla quarta generazione.
I menefreghisti… sono quelli ai quali, di comprare i regali, appunto, “nonglienepo’fregàdemeno”. Hanno altro da fare, o a cui pensare. Normalmente comprano una serie di cose multifunzionali, che poi provvedono ad allocare opportunamente a seconda delle esigenze. Girano per gli scaffali con un senso di totale indifferenza. Se trovano un oggetto standard, piacevole e non molto costoso ne comprano anche 5 o 6 pezzi, perché tanto, poi, a qualcuno riusciranno a consegnarlo. E male male lo mettono via per l’anno prossimo…
I frustrati vorrebbero regalare cose bellissime e originalissime. In realtà apparterrebbero alla categoria dei maniaci del regalo, con la differenza che non hanno assolutamente tempo per girare per negozi, schiacciati da una miriade di impegni quotidiani e divisi tra lavoro, figli e adempimenti vari. Eppure, fino all’ultimo, sperano di riuscire a trovare una mezza giornata di tempo per andare in giro a sbirciare le vetrine addobbate, cercando qualcosa di speciale. L’unica cosa che riescono a fare, invece, il 23 notte, è connettersi a internet un paio di ore e girare per negozi in rete, confidando di trovare la cosa giusta per la persona giusta. Normalmente sono pervasi da un delirio di onnipotenza e di soddisfazione nel digitare il numero della carta di credito per perfezionare i propri acquisti online, che, però, a quel punto, dovranno essere spediti da tutti i Paesi del mondo. Trovano anche cose uniche, splendide o costose, ma, nella migliore delle ipotesi, destinate ad essere consegnate molti giorni dopo Natale. Perciò, i frustrati, il 24, dopo aver aspettato, inutilmente fino a sera e fremendo, il corriere - che, sicuramente, già se ne sta a casa propria in ciabatte - si arrabattano a scrivere dei biglietti di auguri contenenti “un buono per….” l’oggetto ancora in corso di spedizione internazionale…. incrociando le dita e sperando che lo stesso corriere non abbia deciso di fare il colpaccio di Natale e sparire per sempre con il preziosissimo regalo.
Gli angosciati, invece, li vedi correre per i grandi magazzini, ansimando e affermando “e anche il regalo di Paola (o di zia, o di Francesco, ecc)  l’ho risolto”. Sono preoccupatissimi dall’idea di dover fare dei regali, di dimenticare qualcuno, di comprare qualcosa che non vada bene. Non provano alcun piacere nell’acquistare qualcosa per gli altri, sopraffatti da un senso di doverosità. Sono concentratissimi. Hanno in mente la lista delle persone, i tempi e le priorità di consegna. Tirano un sospirano di sollievo ad ogni cosa “giusta” che credono di aver trovato e vanno avanti così, trottando e marciando come soldatini.
Ai fai da te piace fare regali a tutti. Magari dei piccoli pensieri, anche solo per dare un segnale di attenzione e di affetto. Consapevoli che a fare pensierini (decenti) a tutti, bene che vada, si dovrebbe spendere una marea di soldi, si organizzano per fare delle cose in casa. Biscotti, ciambelline, crostate, panettoncini. I più bravi si cimentano con lavori in cartonaggio o in legno. Poi confezionano anche 20 o 30  pacchetti e godono nel vedere il viso di quel collega che “proprio non se l’aspettava”. Il regalo non è prezioso, ma carico di buoni sentimenti e, quindi, in ogni caso, destinato ad essere, comunque, apprezzato.
I cantastorie li senti per telefono o per mail tra il 22 ed il 24 di dicembre. Sono persone con cui non hai moltissima confidenza o carissimi amici di vecchia data con i quali, però, ti sei un po’ perso di vista. Ci dobbiamo assolutamente vedere, ho un pensiero per te…giusto una sciocchezza per farci gli auguri e cose così. In realtà il regalo per te non l’hanno comprato, per cui ti trascinano fino al 24 sera, ipotizzando appuntamenti e momenti per incontrarsi, per poi, regolarmente, dare buca, sostenendo di essere terribilmente impegnati o di dover partire per le più svariate destinazioni. In questo caso, o tu resti con il regalo che, per prudenza, hai comunque comprato per loro e che non gli darai mai, perché “passata la festa, gabbatu lu santu”, oppure, se va bene, riesci a incontrarli intorno al 22 marzo, periodo in cui il piatto da panettone con Babbo Natale disegnato sopra che avevi comprato non è proprio il massimo, così come la splendida sciarpa in cachemire, visto che in città fanno già 29 gradi.
Ci sono poi quelli che vanno sul sicuro: ti regalano la famigerata “gift card”, così il regalo te lo devi andare a comprare da solo. Ormai in ogni negozio ti puoi far fare un buono, per libri, vestiti, sport, alimentazione. Così non possono sbagliare. Il problema è solo la decisione della “taglia” del buono, perché al vantaggio di consentire la scelta del regalo si aggiunge lo svantaggio che, chi lo riceve, sa esattamente quanto è stato speso. Per cui c’è solo il problema di decidere di quanto fare il regalo, per non fare brutta figura con un regalo troppo piccolo o per non mettere in imbarazzo chi lo riceve, con un dono troppo grande. In alternativa, quelli che vanno sul sicuro ti regalano un “pacchetto” a scelta. Ce ne sono di cento tipi e per tutti i gusti: un week end fuori porta, una cena romantica, una giornata di avventura, un trattamento benessere, una notte in un castello, ecc. Sono dei cataloghi in cui puoi scegliere, in tutta Italia, dove andare e ti basta prenotare, con l’assegno prepagato che trovi nel pacchetto regalo.  Quando non ti regalano un buono o un pacchetto, quelli che vanno sul sicuro ti mettono lo scontrino in mano insieme al regalo “così te lo puoi cambiare”: ottimizzatori del tempo e del denaro, non si offendono minimamente se la mattina dopo ti vai a comprare un’altra cosa, purchè i loro soldi non vadano sprecati. In realtà, questa è la tipologia di persone meno pericolose a Natale, perché, in qualsiasi dei casi, in un modo o in un altro, riuscirai ad avere una cosa di tuo gradimento.
Quelli del regalo anonimo…. Si tratta normalmente di colleghi, capo ufficio, ecc. Arrivano con pacchi tutti identici. Non cambia neppure il colore o la fantasia. Li mettono sul tavolo e dicono…ecco qua: sceglietene uno, tanto sono tutti uguali. Generalmente sono cose per la casa o foulard per le donne e cravatte per gli uomini. La totale spersonalizzazione dell’individualità, come solo in un posto di lavoro può accadere.
In tutti questi casi, da qualsiasi persona arrivi il regalo il giorno di Natale, capita che dal monitoraggio effettuato la mattina di Santo Stefano - appena smaltita la sbornia di calorie, spumante e stanchezza da cicaleccio reale, virtuale o telefonico - in casa troneggino sul tavolo, in bella vista, uno o più regali improbabili.
Dunque. Nel tempo ho realizzato che il regalo è improbabile per vari motivi. O è oggettivamente terribile perché veramente brutto o inutilizzabile; oppure è anche grazioso, ma assolutamente inadatto a noi. Oppure è un regalo che ha ricevuto, che ne so, tuo marito e che a lui piace tanto, mentre a te fa assolutamente ribrezzo…e che sai che troverà posto in casa e che dovrai subirlo per il resto della tua vita. Oppure, ancora, è semplicemente un doppione.
Cosa fare dei regali improbabili?
C’è chi li butta e chi li ricicla.
Capita che un regalo improbabile faccia il giro almeno per 3 anni, di mano in mano, finchè non arriva in casa di qualcuno che appartiene alla prima tipologia e che, finalmente, lo toglie dalla circolazione.
Io, invece, non riesco proprio….non ce la faccio a buttare una cosa nuova, per quanto terribile possa essere. E tanto meno riesco a riciclarla. E non sono capace neppure di impedire al marito di attaccare il suo splendido quadro nuovo del suo pittore preferito, per quanto grottesco possa essere. Per cui sono tra quelli che i regali improbabili, in un modo o in un altro, li hanno ancora tutti in casa.
Fino alla fine cerco di valutare se la cosa sia proprio proprio inutilizzabile… Qualcosa mi rassegno a impiegarla, trovando ciò che comunque può avere di buono, anche se in effetti non fa proprio parte della categoria “sogni nel cassetto”. Le cose assolutamente e totalmente inutilizzabili, nel corso degli anni ho deciso di accumularle in una grossa scatola. Ed ogni anno la apro (anzi…le apro, perché nel tempo le scatole sono diventate cinque) e aggiungo il patrimonio più recente, riguardandomi gli oggetti degli anni passati: una vera e propria collezione di mostruosità natalizie.
Lo scorso anno credevo di aver raggiunto l’apice con il candelabro di bronzo simil-antico con le zampe da leone e con il set da incensi che più che un set per incensi sembrava un set per le messe nere…ma non avevo ancora visto il baby doll rosa trasparente di questo anno di una taglia più piccola (che, per una mamma di due figli che non ha neppure il tempo di respirare e, per di più, in evidente sovrappeso, si può immaginare quanto possa essere utile o sexi).
Ebbene… Questo anno, all’inizio del nuovo anno, con una casa satura, ho deciso di fare spazio, iniziando dalla mia collezione dei regali improbabili. Cinque scatole sull’armadio sono decisamente troppe per una casa di 75 metri quadri con quattro persone che devono viverci.
Alla ricerca di un’idea originale, ho chiesto a mia figlia di 3 anni e mezzo che cosa farebbe se Babbo Natale le portasse un regalo brutto.
Mi ha risposto: “Ovviamente, mamma, ci sono tre possibilità: o diciamo a Babbo Natale di riportarselo via… ma poi potrebbe offendersi, quindi è meglio di no. O prendiamo il regalo e lo portiamo ad un bambino cattivo…magari a lui piace. Oppure lo lanciamo nel cielo, gli angeli lo prendono e lo ributtano in un’altra casa”.
Niente di nuovo, insomma, lo spirito del riciclo del regalo già aleggia su di lei.
La tombola di fine anno con i colleghi, in cui portiamo tutti un regalo bello ed uno brutto da mettere tra i premi, non mi è stata di grande utilità: quest’anno ho fatto la quaterna e la tombola e sono tornata a casa con 2 cose molto più terribili di quella che avevo portato, quindi…
Eppure, ho pensato che se nei negozi, di prima o di seconda mano, vendono certe cose, vuol dire che qualcuno disposto a comprarle, in giro, ci deve essere.  Non a caso hanno organizzato dei siti internet per lo scambio o la vendita dei regali indesiderati…e comunque ci sarebbe sempre ebay….in effetti, un’idea interessante per resettare le mie scatole delle meraviglie… ma poi ho considerato che io non sono la tipa che va e viene dalla posta per spedire e ricevere pacchi…e l’idea di dover imballare con 12 strati di carta e scotch, uno per uno,  i preziosi fragili oggetti per la casa che mi hanno regalato nel corso degli anni, mi ha fatto desistere. Troppo impegno e poca utilità sicura.
Poi mi è venuta l’IDEA ! L’IDEA con la I maiuscola. La SOLUZIONE!
Ho messo in vendita le intere scatole: 5 scatole delle meraviglie A SORPRESA!  Un po’ come le magiche buste che si trovano in edicola, in cui si può trovare di tutto e di più….un po’ come i mazzetti di carte del mercante in fiera…  Paghi ma non sai quante carte ci sono e se vincerai un premio. 5 soli imballi. 5 soli viaggi alla posta, et voilà!
Inizialmente non ero molto fiduciosa del successo dell’operazione. Mio marito poi…il solito razionale disfattista…mi ha cantilenato dietro per una settimana “non le venderai mai…ma chi te le compra? Ma chi si fiderebbe mai di una scatola a sorpresa?”  Ed io a dirgli…”ma ci sono oggetti anche molto belli dentro… solo….non adatti a noi…magari qualcuno originale…magari qualcuno che ha un mercatino….che ne so…”
Comunque: ho trovato un sito che mi pareva facesse al caso mio.
Ho valutato economicamente, a occhio e croce, il contenuto delle 5 scatole.
Ho elencato le categorie di oggetti contenuti dentro e ne ho indicato soltanto il numero. Messo l’annuncio e….dopo circa 10 giorni è arrivata la prima richiesta. E poi…una ad una, le mie cinque scatole hanno preso il volo e, per dirla con la voce di un bambino, gli angeli se le sono portate via, conducendole in un’altra casa…
Con il soldi ricavati dalla vendita mi sono comprata un anello che mi piaceva moltissimo. Un vero regalo gradito e su misura.
E le mie cose …che fine faranno? Buttate? Vendute? Riciclate? Chissà….magari il prossimo anno, nel giro del riciclo, qualcosa tornerà a casa mia…
 



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