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Due fiocchi di neve 


scritto da CLEMENTE GIORGINO il 28-09-2011 Stampa il racconto Scrivi un commento Leggi i commenti 
Aldo sentiva attorno a sé la dolce aria marina pizzicargli il viso.
Quel piacevole soffio sulla fronte alta e rugosa lo rimandava indietro nel tempo, all'età di sette anni, quando con mamma e papà andava al mare per vedere il Sole svegliarsi all'orizzonte.
"Stai attento Aldo. Rimani qua vicino". Quella frase se la ricordava perfettamente, come se una voce gliela stesse ancora ripetendo. La voce della mamma, preoccupata che il suo piccolo potesse nuotare nell’acqua profonda. "Sì mammina" era la sua solita risposta.
Ma Aldo aveva un segreto di cui la signora Luisa non era mai venuta a conoscenza: verso le nove, le dieci, quando lei si addormentava e il papà andava a prendere i panini al chioschetto sulla spiaggia, Aldo esplorava. Esplorava le meraviglie del mare, permettendosi anche di spingersi fin dove non toccava.
"Tanto so nuotare.. non c'è rischio quindi" pensava il bambino.
Perciò, con un po' di fiato trattenuto e gli occhi aperti sotto l'acqua, andava alla ricerca di conchiglie particolari, di alghe lunghe e vecchie per far spaventare la mamma quando si svegliava, facendole credere che si trattasse di un serpente.
Poi scavava anche nella sabbia, alla ricerca di quel tesoro di cui ogni sera il padre gli parlava per farlo addormentare più in fretta: "Sai, c'è un tesoro sul fondo dell'Adriatico. È stato sepolto dagli angeli, e secondo la leggenda, il primo che lo troverà sarà felice per l'eternità e avrà il potere di vedere il futuro e di aiutare le persone".
Aldo quindi voleva trovare il tesoro a tutti i costi, anche se non sapeva esattamente di cosa si trattasse.
Poi però arrivava papà dal chiosco e quindi il bambino ritornava sulla battigia, con quel segreto che, per tutta la vita, tenne solo per sé.

L'acqua cristallina, quel dolce profumo di salsedine, e il Sole, che stava scomparendo dietro il monte Cònero, formavano un quadro perfetto, per un momento perfetto.
“Non te l’ho mai detto Clara, ma mi sono innamorato di te” - nel pomeriggio aveva escogitato tutto: “meglio mettere subito le cose in chiaro”, pensava - “Sì, lo so, questo è molto strano. Tu potresti essere mia figlia, ma sai com’è, no? L’amore non ha età”.
Clara non riusciva a emettere alcun suono.
Aldo era preoccupato: era rimasta sconcertata dalla sua dichiarazione, oppure da quel magico luogo, con le onde del mare che sbattevano dolci sulla battigia?
“La prima volta che ti ho visto non ho potuto fare a meno di avvicinarmi a te. Poi, non so come, ma il mio cuore sembrava essersi fermato per un minuto che mi parve eterno”.
“Aspetta, aspetta un attimo Aldo” - disse di scatto la giovane donna, come se si fosse appena svegliata da un sonno invernale - “sai che questo è impossibile giusto? Tu mi stai chiedendo troppo. Sì, ok, oggi niente più fa scandalo, ma io… non so nemmeno come spiegarti, non riesco, non riesco proprio! Scusa”.
Quindi cominciò a piangere e subito corse via talmente veloce che Aldo la vide scomparire dietro una roccia in men che non si dica, senza capire il perché di quelle parole che gli parvero come una pugnalata al cuore.
Gli occhi dell’uomo cominciarono a pizzicargli. “Dai vecchio mio, alla tua età non si piange più per una donna”.
Ma purtroppo non riuscì a contenersi, e quindi le lacrime intrapresero quel solito percorso verso il basso, come se anche loro si stessero arrendendo ad un amore impossibile.
Forse quello giusto, l’amore della vita, quello che Aldo non aveva mai avuto la fortuna di incontrare prima, quello per cui non riesci a pensare ad altro, quello per cui tutto ciò che ti circonda non esiste, e vorresti passare ogni minimo istante della tua esistenza accanto al tuo amore.
In fondo Aldo aveva sempre creduto che l’uomo altro non è che la metà di un intero che è stato separato tanto tempo fa, e sentiva che Clara era la sua metà che lo completava, toltagli via già dalla nascita.
E ora l’aveva lasciata scappare.
Aldo rimase seduto ancora un po’ su quel tronco, fino a che il sole non morì, dietro l’orizzonte.
"Non posso starmene qui impalato! Perché devo arrendermi? Se lei mi piace veramente, allora devo lottare per averla. Come ha fatto anche Romeo per Giulietta, che ha lottato contro il signor Capuleti, o Renzo, che si è scontrato con Don Abbondio, o ancora Tristano e Isotta, vittime di un amore segreto e tragico."

Aldo si alzò e imboccò la via di ritorno.
Superò il grosso portone d’acciaio tutto arrugginito. Quel materiale rossiccio e ruvido era l’unica consapevolezza del passare del tempo in mezzo a quei palazzi moderni dotati di pannelli solari.
Superata la soglia di casa l’uomo fu subito investito dal profumo degli Scroccafusi ancora caldi.
Un profumo sublime, che fece ricordare ad Aldo la mamma, quando glieli faceva prima di andare a dormire.
Quella crema che adorava tanto mischiare con un bicchierino di grappa.
Mangiò in fretta e poi si sedette di fronte al computer, nel salotto.
"Allora, Aldo, tu la devi corteggiare. Non la puoi perdere. Ma come?" – pensava.
Sì, Aldo in fondo non sapeva come fare perché era sempre stato un fifone con le donne. Non aveva mai avuto il coraggio di confessare l’amore che provava.
"Prova a cercare qualcosa su internet!".
Quindi cliccò: "come corteggiare una donna".
In meno di un secondo comparvero milioni di siti.
Con il mouse premette titubante il primo link, e come per magia gli si aprì una pagina colorata di nero con una grossa rosa rossa sullo sfondo, e dopo qualche secondo comparve anche una serie di frasi che Aldo cominciò a leggere molto attentamente, con i suoi grossi occhiali che gli cadevano sul naso.
"Allora, la prima cosa da fare è confessare alla donna i sentimenti che proviamo nei suoi confronti".
“E questo l'ho fatto” - pensò Aldo.
“Secondo: chiederle il numero di telefono” .
“Il numero di telefono? Ma come, chiedere il numero così presto?".
“Terzo: presentarsi a casa sua dopo tre giorni dalla conoscenza, con una scatola di cioccolatini che farà da tramite per il bacio che subito vi dovrete dare".
“Ma dai? Ma da quando in qua si fa così” disse Aldo ad alta voce come in segno di protesta.
“Quarto: accontentarla solo poche volte in modo che possa capire chi comanda veramente in una coppia”.
“Ma per favore. Ma da quando in qua una donna si corteggia in questi squallidi modi?".
Aldo chiuse di scatto il computer, sospirando pensieroso, e voltando lo sguardo verso la pila di libri sulla destra: tutte antologie e libri letterari. Ma il libro più bello era una raccolta di poesie, e portava sempre un segnalibro a pagina 112: Senza di te, la sua poesia preferita:

  Non posso esistere senza di te.
Mi hai assorbito.
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l'anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

John Keats

"Clara, tu mi hai rapito e io voglio riprendermi la mia anima. Non posso respirare senza di te!".

La mattina dopo si svegliò di soprassalto e in meno di un quarto d'ora fu fuori casa.
Il fioraio aveva appena aperto, e quando Aldo varcò la soglia del negozio venne investito da un profumo intenso di rose rosse, gialle e bianche.
Un misto di colori accesi che gli ricordarono l'infanzia, quando nel mese di maggio, Luisa lo portava con sé nei campi, vicino al loro podere, per la raccolta stagionale delle rose. E lì Aldo si rilassava, in mezzo ai fiori, giocando con gli amici a "ladri e poliziotti".
"Buongiorno" esordì carico di energia il fioraio.
"Salve. Vorrei un bel mazzo di rose da regalare a una donna molto speciale, per favore".
Il negoziante fece un sorriso indagatore mentre raccoglieva i fiori: "Era da molto che non sentivo questa richiesta, sa? Ormai son pochi gli uomini che offrono un fiore a una donna".
Aldo si limitò a sospirare porgendo il denaro al fioraio.
Uscì dal negozio e la luce del Sole era più forte di prima.
Si diresse a casa di Clara. Durante il tragitto si domandò cosa avesse fatto la donna appena viste le rose: "Penserà subito che sia stato io a portargliele? Le terrà? Le getterà via? E se non le piacciono i fiori?".
Ma ormai la cosa era fatta. Quindi, molto lentamente, lasciò il mazzo di rose a terra, sullo zerbino del grosso portone di legno in stile gotico.
Clara era via perché non c'era la macchina.
"Per fortuna che non c'è nessuno" pensò l'uomo. Così nessuno gli avrebbe chiesto niente.
Se ne andò via dimenticandosi del biglietto che aveva scritto la sera prima, e che aveva lasciato sulla scrivania di casa sua.

Passarono tre giorni da quella mattina, e di Clara, Aldo non ricevette alcuna notizia.
"Devo darle il biglietto in qualche modo" continuava a dirsi l'uomo preoccupato. Preoccupato soprattutto dal tempo, che secondo il suo parere, trascorreva troppo in fretta.
"Sì, ma presentare il biglietto a mani vuote? Che figura ci faccio?".
L’ansia gli salì fin sul petto, tanto che dovette sedersi un attimo sul divano.
"Allora, pensiamo.. cosa potrei darle assieme al biglietto!? Uhm... Pensa pensa, su, ah Certo! Come ho fatto a non arrivarci prima?".
Raggiunse subito la scrivania e prese dalla pila di libri il libro di poesie.
Lo aprì lentamente, quasi assaporando la consistenza di ogni singola pagina. Arrivò alla centododicesima, e lì, ci pose molto delicatamente quel biglietto tanto importante.
Non aspettò un secondo in più e fece come tre giorni prima.
Arrivò davanti alla casa di Clara e posò il libro sullo zerbino, con il biglietto appena visibile sul bordo del libro.
All'improvviso però l'uomo sentì un rumore di maniglia. "Aldo!! - La voce di Clara parve un ultrasuono - mi hai fatto spaventare!".
"Scusa tanto Clara, non volevo. I.. Io.., Io sono passato di qua per darti questo".
"Ah, allora sei tu il corteggiatore?" il suo sguardo era cupo, quassi assente.
Non si era ancora ripresa dall’episodio del mare. Credeva che Aldo l’avesse dimenticata dopo quella scenata.
Era solo un’illusione.
Aldo si limitò a sorridere, porgendole fra le mani il libro di poesie, e subito scomparve correndo dietro una vecchia casa maltenuta, sicuramente non abitata.
"Ciao" fu l’ultima parola che rivolse a Clara prima di andarsene.
La donna rimase stupita sulla soglia del portone, stupita da quella scena.
Guardò il libro. Ne studiò la copertina: due bocche di leone, che intrappolate nel ghiaccio, si fissavano e quasi si sfioravano per ripararsi dal freddo.
“No”, pensò la ragazza “non potremo mai essere così”.
Poi aprì il biglietto: "Clara, sono io, Aldo. Te lo voglio ripetere un'altra volta: tu sei per me un angelo che ha rapito la mia anima, ed io la vorrei indietro, magari attraverso un tuo bacio, una tua carezza o una tua dolce parola.
Sì, lo so, io sono troppo vecchio per te. Quanti anni ci separano? Venti, venticinque?! E allora? Cosa sono venticinque anni in una vita? Nulla se ci metti anche l'amore e gli ostacoli che una coppia deve affrontare insieme per darsi coraggio e aumentare la fiducia l’uno nell'altra.
Un niente che però per alcuni farebbe quasi scandalo, soprattutto qui, a Sirolo, in questo piccolo paesino.
Ti prego Clara, pensaci per favore. Il tempo per me sta passando in fretta, ed io non voglio vederti invecchiare dall'esterno, stando seduto qui, su questa scrivania, a disprezzare me stesso perché non ho fatto niente per far della bella Clara la mia musa.
Ti aspetto, se vuoi, tra due giorni, al mare, il nostro luogo così perfetto, alle sei di pomeriggio.
Solo di una cosa ti raccomando: se non verrai, perché magari non vorrai, ti chiedo solo un favore: non farti più viva. Se qualche volta ci incontreremo, ti prego di voltare lo sguardo da un'altra parte piuttosto che dalla mia, prima che il passato ci possa assalire, perché non riesco proprio a vederti solo come un’amica. Scusa. Pensaci, solo questo ti chiedo!".
Clara rimase sorpresa da quella lettera, anche per quella calligrafia così perfezionata nel tempo, così ordinata e pulita. Le lettere parevano addirittura essere scritte con la china e la piuma. Anche la carta sembrava invecchiata.

Erano le cinque e mezza e la spiaggia cominciava a farsi sempre più gremita.
Intanto Aldo passeggiava avanti e indietro, avanti e indietro sulla battigia, sentendo sui piedi nudi la dolce sensazione del mare caldo del pomeriggio.
L'uomo da una parte era preoccupato per il fatto che Clara non si sarebbe presentata, dall'altra era felice perché, se la donna fosse venuta, era davvero convinto che non si sarebbero mai più separati.
Ma quale delle due ipotesi si sarebbe avverata?
Quei pensieri lo tennero occupato per una mezz'ora intera, senza accorgersi che la spiaggia ora era davvero piena.
"Oh no, le sei!".
Aldo quindi si avvicinò al centro della spiaggia per vedere se Clara ci fosse. "Quanta gente! Proprio oggi.." pensò Aldo sospirando. "Ma dov'è? Dov'è?".
In mezzo alla folla, per quanto bene si potesse scorgere, di Clara non c'era nessuna traccia.
"Dove sei?" continuava agitato il vecchio, come un adolescente prima di sapere i risultati degli esami di maturità.
Sei e un quarto.
Niente.
"Avrà letto il biglietto?" questa domanda gli era nuova. Era arrivata come un lampo, che nasce all'improvviso, senza avvisarti.
Sei e mezza.
"Perché non ci sei?". Aldo sentì di nuovo gli occhi bruciargli.
Perché Clara non era venuta? Perché non si era presentata?
Sei e cinquanta.
Aldo ormai si stava arrendendo, convinto che Clara l'avesse già dimenticato. Quindi cominciò a camminare per la via di casa.
La spiaggia era ancora gremita.
Pure il Sole se ne stava andando, come se anche lui avesse perso le speranze di rivedere, almeno per l'ultima volta, la propria amata.
Sette e cinque.
"Addio per sempre Clara". Aldo lo disse fra le lacrime fissando quel tronco, lì, dove si erano seduti la prima volta, vuoto come un universo senza pianeti, senza satelliti o comete.
Si era arreso, sì.
La sua vita non gli aveva mai regalato l'amore. Perché l'avrebbe dovuto fare in quel momento?
La mente di Aldo era vuota, troppo vuota perché potesse nascere anche un piccolo pensiero, quindi riuscì solo a tirare un sospiro di sconforto.
Un ultimo sguardo alla spiaggia.

D’improvviso con immensa sorpresa scorse qualcuno.
Una figura esile stava in piedi vicino alla battigia.
Quella sagoma Aldo l'avrebbe riconosciuta fra mille.
Quei capelli, che da lontano parevano fili d'oro. Quel fisico procace, che s’intravedeva appena sotto le trasparenze del completino bianco.
Corse contro la figura senza ricordarsi di prendere fiato ogni tanto.
"Clara!!!" urlò Aldo.
Lei si girò e gli sorrise. Il più bel sorriso che l'uomo avesse mai visto.
Si sedettero sul tronco, e cominciarono subito a parlare, noncuranti della gente attorno.
La donna, con quegli occhi neri nei quali a fatica si distingueva l'iride dalla pupilla, fissò curiosa l'orizzonte, quel muro invisibile che sorregge il mare all'infinito.
“E’ bellissimo il libro che mi hai dato tre giorni fa. L’ho divorato in una sola serata, e la mia poesia preferita è proprio quella in cui tu hai messo il biglietto” disse Clara entusiasta.
“Ma guarda che coincidenza” pensò Aldo dentro di sé.
“Ah, e grazie anche per le rose. Sono davvero stupende. Profumano la casa in un modo quasi sovrannaturale – si fermò un attimo per prendere fiato, e subito il suo viso, da tenero e sorridente, cambiò in preoccupato - "Ma Aldo, caro Aldo, per me il problema non è l'età. Ma sono io: vedi, la scorsa volta sono scappata dalla spiaggia all'improvviso perché avevo paura di ricominciare una nuova storia. Prima che ti conoscessi ero fidanzata con un uomo che mi maltrattava sempre, dalla mattina alla sera. Mi ripudiava, mi prendeva in giro, e certe volte dovevo starmene zitta, a fare solo i lavori di casa, senza neppure mangiare".
Aldo provò immediatamente un odio profondo per quell'uomo che neppure conosceva.
"Quindi non sei tu il problema. Io ora quell'uomo l'ho lasciato. Sono passati tre mesi, e quello che vorrei è un uomo dolce, che mi capisca e mi tratti da donna, non da schiava".
Aldo non le rispose. Le donò solo un grande sorriso.
Intanto Clara si accorse che la spiaggia si era quasi svuotata.
C'era solo un’immensa distesa d’acqua, e la sua voce, che parlava e parlava, fino a smarrirsi nell’aria che profumava di salsedine.
Il sorriso dell'uomo la mise a proprio agio. Quindi gli restituì il sorriso.
"Aldo, vedi, tu m’interessi, davvero – e creò un altro sorriso, più provocatorio questa volta – il mese scorso mi ha fatto davvero molto piacere conoscerti al parco, dietro casa mia. E oggi è la seconda volta che siamo soli in mezzo a questo blu infinito.
Di solito si dice che un’intesa neonata debba essere consacrata con un leggero tocco delle labbra, altrimenti secondo la gente non nascerà un vero amore”.
Clara non diede tempo ad Aldo nemmeno di sorridere per le parole appena dette, che le sue labbra rosse e carnose si posarono su quelle sottili dell’uomo come fossero stati due corpi autonomi.
Clara sembrava aver dimenticato quell’uomo cattivo, che fino a tre mesi prima la picchiava ogni sera solo perché non gli aveva ben stirato le camicie e i pantaloni.
Ora voleva ricominciare da zero.
Anche se si trattava di un bacio leggero e innocuo, entrambi sentivano una parte dell’altro sul proprio corpo.
Quell’attimo, nato da una stupida leggenda metropolitana, parve durare un’eternità.
Le labbra si muovevano come due fiocchi di neve, che prima di sciogliersi si posano delicatamente sull’asfalto e rimangono lì, attaccati alla strada, come se non esistesse nessun altro luogo per loro nell’universo. Due fiocchi di neve così vicini, pronti a scambiarsi anche una sola goccia d’acqua per non far morire l’altro.
Nel frattempo, a rendere il tutto ancora più onirico, una melodia proveniva dal baretto vicino alla riva.
Era una musica dolce e lenta.
Clara riconobbe le favolose note di My heart will go on, la canzone del film Titanic. La giovane donna chiuse gli occhi.
Ora lei era Rose, e Aldo il suo Jake, che dolcemente, in piedi sulla prua della nave, le alzava le braccia come per essere rapite da quella sensazione di libertà che solo il vento ti può offrire.
Ma Clara aprì subito gli occhi, dimenticando quel momento magico, e realizzando che davanti a loro non c’era nessuna nave, ma piuttosto un peschereccio, pronto a passare la notte in mare aperto, che copriva il sole quasi morente in fondo all’orizzonte. Ma andava bene lo stesso anche quella scena, pensò la donna.
“Noi non affonderemo”.
“Mai”.
 



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