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Grazie di cuore, o meglio, di anima 


scritto da CRISTINA BALDARI il 21-06-2011 Stampa il racconto Scrivi un commento Leggi i commenti 
«Hey bambola, ci possiamo conoscere?» chiese l'uomo avvolto nell'impermeabile beige alla bella sconosciuta.
Ma lei non battè ciglio, non mostrò alcuna reazione. Se ne restò impassibile, a fissarlo con una strana lucetta negli occhi.
«Hai degli occhi stupendi», continuò lui .
Ed era vero. D'una trasparenza mai vista, più limpidi dell'acqua di mare, quegli occhi avevano attirato l'attenzione dell'uomo.
Per un minuto, un frammento di istante, ma i suoi occhi si erano incrociati con quelli della sconosciuta, ed era rimasto incantato ad ammirarli.
Segretamente incantato.
Ma la bella non rispose nemmeno stavolta, non mostrò nessun segno di rossore o gradimento dei complimenti.
Restò ferma, aspettando che il vento le sussurrasse le parole giuste da dire.
Ma non parlò.
Lui ne studiò il profilo,il contorno leggero delle labbra, assaporò con l'olfatto il profumo delicato dei suoi capelli color ebano, contemplò la pelle bianchissima della donna che gli stava di fronte.
Notò poi che le labbra sottili erano chiuse con dei netti punti di sutura, che non lasciavano fuori uscire nemmeno il più esile dei respiri.
«Chi ti ha fatto questo, dimmelo, accidenti!» disse con fare minaccioso arrotolandosi le maniche dell'impermeabile.
Stupidamente ricordò la sua bocca priva di parola, e si calmò.
Ma che diavolo di situazione era quella? Chi mai poteva fare del male ad una creatura così innocente come quella?
Chi mai poteva spezzare le ali a quella fatina immacolata?
Pronto di spirito, l'uomo con l'impermeabile estrasse un bigliettino bianco, prese una penna dal taschino e incominciò a scrivere frettolosamente qualcosa.
Poi, consegnò il pezzetto di carta nelle mani della sconosciuta, e le strinse il piccolo arto.
«Tieni, cara. Quando tu sarai pronta, io ci sarò.»
La ragazza incredula strinse il bigliettino nella mano, si conservò prima di leggerlo.
Guardava l'uomo che si allontanava, nella nebbia di una serata invernale.
Ancora qualche passo, poi lui si voltò, di scatto.
«Abbi cura di te» sussurrò a denti stretti.
Uno, due, tre passi.
Allora la sconosciuta aprì il pugno, e lesse con attenzione il bigliettino.
Due sole parole, scritte a stampatello maiuscolo.
UN' OPPORTUNITA'.
Firmato, il Signor Destino.
Ebbene si, quello lì era proprio il signor Destino.
Nessuno sa bene che faccia abbia, si nasconde dietro un impermeabile.
E' rimasto sfigurato tanto tempo fa in un incidente, scherzava col fuoco.
La sua fama, però, è ben nota.
E' un vero playboy, un pappone.
Se ne va in giro a rimorchiare belle ragazze per aggiungerle alla sua collezione.
La sua amante preferita? La signorina Felicità, così allegra e focosa con i suoi boccoli rossi!
La vede ogni lunedì, mercoledì e venerdì.
Il Destino ha la sua agenda.
E quando la signorina Felicità non si fa viva, ecco che la signorina Tristezza suona il campanello della sua villa.
Puntualmente, porta pasticcini al burro e qualche lacrima.
Forse ha solo bisogno di un abbraccio e di una tazza di thè, quella piattola.
Poi, si frequenta anche con la signorina Noia (un vecchio topo da biblioteca!) , la signorina Euforia, che è lunatica e infantile, e con altre mille ragazze, che muoiono ai suoi piedi ammaliate da così tanto fascino.
E quella sera...voleva corteggiare la mia anima.
Eh si, la bella sconosciuta era proprio la mia anima.
Così fragile, così misteriosa, così cagionevole di salute.
Una bella ninfa dagli occhi di ghiaccio, spenti.
La libertà le aveva cucito la bocca con il filo di ferro, in modo da non urlare lamenti tristi e canzoni disperate.
Voleva farla stare zitta.
Prima l'aveva violentata, e poi le aveva adoperato quella macabra soluzione.
Ma alla mia povera anima sperduta mancava solo qualche piccola opportunità, una novità impacchettata e messa sotto il cuscino, così, per ricominciare.
Le bastava qualcuno che si prendesse cura di lei e del suo esile corpicino.
Qualcuno che l'amasse più di quanto ne era capace lei stessa.
Qualcuno che la facesse propria.
L'amore vero, in fondo, lo sta ancora cercando.
Ma ha scoperto che ci sono pezzetti di cuore sparsi nel mondo che ci tengono a lei.
Si è finalmente sentita un po’ posseduta, dopo tutta quella nebbia.
Ha ritrovato la sua casa, nel mio petto.
Ma preferisce vagabondare in cerca del futuro, piuttosto che avere la pappa pronta.
Preferisce farsi curare le ferite.
I suoi piedi sanguinano.
Cammina ancora in cerca del Destino.
Vorrebbe abbracciarlo, perchè ha saputo donarle quella speranza che aveva dimenticato.
Vorrebbe ringraziarlo.
G R A Z I E, signore.
Grazie di cuore, o meglio, di anima.
 



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