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Nascondi abstract Vicende del regno di Falineau

Scelto da Webmaster.

E' con piacere che pubblico questo nuovo racconto che mi è stato proposto da fabpal79.
La storia ci pone da subito al centro di una battaglia imminente, tra due fazioni schierate l'una contro l'altra, tra due gruppi di soldati armati e pronti a combattere.
La proposta di mediazione è stata rifiutata. Chi sono i due uomini a cavallo? Chi sono i soldati dissidenti e che cosa cercano di ottenere?
Tutto parte da questo primo capitolo, a voi la curiosità e la fantasia necessarie per scoprire la trama del racconto nascosta dietro queste prime righe delle "Vicende del regno di Falineau".


La proposta    sfoglia 
Cap. 1 scritto da FABRIZIO PALLOTTI il 07-12-2009 Stampa il capitolo Scrivi un commento Leggi i commenti 
Allorché la piccola Amalie De Mesort mise mano al terzo biscotto, sua madre guardò verso il conte con aria preoccupata; questi sorrise con un'alzata di spalle, ed Elga trattenendosi sorseggiò il the.
Sopraggiunse il domestico. "Perdonate l'interruzione, sono arrivati".
"Li faccia entrare", rispose Victor. Insieme alla moglie, terminata la colazione, si alzò per ricevere i due ospiti.
"Prego". Il domestico si tenne in disparte lasciando che Kasuad Renay e Tomas Dallabert facessero il loro ingresso.
"Benvenuti", li accolse il conte.
"Signor conte... signora contessa...", Renay e Dallabert fecero la riverenza nelle rispettive direzioni. Intanto anche Amalie lasciò il tavolo, e la balia la condusse al piano di sopra.
"Dunque, credete si possa risolvere quel problema?".
"Sicuramente l'intervento militare sarebbe in grado di liberare la strada anche se, come voi sapete, sarà preceduto da un po' di diplomazia, nel tentativo di raggiungere un accordo".
"C'è da chiedersi se l'accetteranno. In ogni caso, una volta che siate riusciti a passare, consegnate questo messaggio". Il conte De Mesort prese un foglio da una tasca del vestito e lo allungò a Dallabert. "Grazie signori, è tutto".
"Onorati", con un'altra riverenza si congedarono mentre il domestico apriva loro la porta.
Sarebbero partiti l'indomani, il che lasciava tempo a Renay per tentare ancora la fortuna dentro la casa da gioco. "Quando tornerò ce ne sarà abbastanza da raddoppiare l'esercito!".
"Certo, allora accelera il passo e impegnati, forse si potrà anche triplicarlo!" rise
Dallabert, salutando l'amico.
Il giorno dopo, un distaccamento di cavalleria partì per la zona occupata dai soldati dissidenti. La partita a baccarat di Renay aveva avuto i suoi alti e bassi, senza sortire né un successo né un completo fallimento. Ma ormai aveva fatto l'abitudine a tutti i tre risultati.
Giunti in vicinanza del posto si fermarono, tranne Dallabert e Renay che si fecero avanti per tentare una comunicazione.
"Che volete?", chiese uno degli occupanti.
"Negoziare".
Quello rispose beffardo, "Non penso che saremo ascoltati o che ci vengano offerte condizioni soddisfacenti. Comunque, qual è la proposta?".
"Voi, tenente Marchol, riceverete una promozione e per tutti ci sarà una cospicua somma di denaro".
"Volete corromperci? Dopo ciò che ha fatto LeRofeis?".
"La condotta del capitano LeRofeis è sempre stata irreprensibile. Quanto vi è stato proposto è il massimo che si possa fare, e abbiamo i nostri ordini".
"Potete eseguirli subito. Non accetteremo", rispose il tenente.
"Questa è la vostra ultima parola?".
"Potete starne certi".
Dallabert e Renay voltarono i cavalli e tornarono al proprio plotone.
Il maresciallo, informato del rifiuto, cominciò a disporre la truppa. Metà dei soldati
smontarono da cavallo, restando nelle file dietro per formare la fanteria. Fra questi c'erano Renay e Dallabert.
Nel frattempo anche Marchol schierò davanti la cavalleria. Studiò la situazione, guardando prima i suoi uomini, poi quelli della parte avversaria.
Furono dati gli ordini di attacco.
 
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