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Un buon libro è quello nel quale è inciso in un modo o nell'altro il ritratto dell'autore. (Nachman di Breslav)
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Scelto da Edom70.

Parcheggiata dietro la recinzione del piccolo giardino che circonda la nostra abitazione, coperta di edera ed erbe infestanti, quasi invisibile ormai all’occhio dei passanti, c’è una vecchia motocicletta. E’ una Kawasaki rossa, con la vernice sbiadita e le ruote sgonfie. Appoggiata sul cavalletto, sta lì da anni e non da’ fastidio a nessuno. Un giorno passando mia figlia l’ha notata e mi ha chiesto perché quella motocicletta era coperta di foglie. Le ho risposto che l’edera era invidiosa perchè la motocicletta poteva muoversi e correre mentre lei era costretta a stare ferma e immobile sul muro del giardino. L'edera si stava arrampicando pian piano sulla motocicletta perché voleva nasconderla agli occhi della gente e tenerla piantata a terra come se anche lei avesse le radici.
La stessa sera non mi sono meravigliato quando la bambina mi ha chiesto: “Papà mi racconti la storia delle foglie che vanno in motocicletta?”… ed ecco la storia.

E questa è la motocicletta che ha ispirato la storia


L'edera e la motocicletta   Capitolo Precedente sfoglia 
Cap. 2 scritto da Edom70 il 16-10-2009 Stampa il capitolo Scrivi un commento Leggi i commenti 

C’era una volta una motocicletta rossa, con delle grosse ruote nere ed un motore che faceva dei rombi come i tuoni di un temporale. Guidata dal suo padrone, girava il mondo correndo su lunghe strade asfaltate e qualche volta attraversava bellissime strade di campagna e si sporcava tutta di polvere e di fango, ma poi tornava a casa, nel garage, ed il suo padrone la ripuliva dalle ruote agli specchietti e ritornava ogni volta più lucida e più bella di prima. Ma con il passare degli anni il padrone si faceva vedere sempre di meno, ogni tanto accendeva la motocicletta e faceva un giro dell’isolato; dopo meno di un’ora rientrava nel garage, spegneva la motocicletta, chiudeva la porta e se ne andava.
Un giorno la porta del garage si spalancò inaspettatamente e sulla soglia, immerse nella luce del sole, la motocicletta intravide le sagome di due uomini: una era sicuramente la quella del suo padrone, ricurva e appoggiata ad un bastone, l’altra sembrava quella di un uomo alto e magro. I due si avvicinarono alla motocicletta.
Il padrone disse: “Eccola, è tua. Buon compleanno”.
L’altro rispose: “Grazie nonno, è molto bella”.

Per la motocicletta ci furono ancora giorni felici in compagnia del nuovo padrone. Il giovanotto la faceva correre come non aveva mai osato prima e la mostrava orgoglioso a tutti i suoi amici. Ogni tanto alla motocicletta veniva chiesto di trasportare anche altri passeggeri: ragazze, la maggior parte delle volte, e nonostante gli sforzi le prestazioni della motocicletta non deludevano mai il suo padrone. Ma un giorno accadde un fatto che segnò il destino della moto. Ferma ad un semaforo, si accorse che nella corsia accanto rombava il motore di una motocicletta bellissima, sembrava appena uscita dal concessionario, molto più rossa di lei e pronta a scattare al primo cenno di verde.
Il semaforo diede il via, i due motociclisti senza neanche scambiarsi uno sguardo, con una rotazione del polso diedero gas e le due motociclette schizzarono come saette. Per pochi secondi le ruote corsero allineate, ma ben presto la motocicletta di nuova generazione scattò in avanti velocissima lasciandosi dietro solo una nuvola di fumo ed un rumore assordante…
Quel giorno la moto non venne parcheggiata nel garage e fu lasciata all’aperto, fuori del recinto del giardino con una grossa catena che le attraversava la ruota posteriore e si ricongiungeva con un lucchetto sulla sella.
La sera sentì discutere nella casa: il suo padrone chiedeva una motocicletta nuova. La vecchia moto del nonno non era più all’altezza, necessitava di continua manutenzione ed era diventata pericolosa. Dopo le prime resistenze il padre dovette arrendersi e qualche giorno dopo, arrivò la nuova motocicletta. Il giovane padrone venne a togliere la grossa catena alla Kawasaki rossa, ora serviva per il nuovo acquisto, e quella fu l’ultima volta che i suoi specchietti incrociarono lo sguardo del ragazzo.

Una pianta di edera che cresceva ai bordi del muro di cinta del giardino, aveva visto sfrecciare tante volte la motocicletta davanti alla casa ed aveva provato tanta invidia per quelle due ruote che potevano correre liberamente per le strade della città, senza radici che l’ancoravano saldamente a terra.
Ora che l’aveva lì vicino a lei, immobile e impotente, decise che lei sarebbe stata più veloce della motocicletta: avrebbe fatto crescere i suoi rami rampicanti e le sue foglie verso la motocicletta e l’avrebbe avvolta tutta ancorandola alla terra definitivamente come lei.

Il tempo passò inesorabile e le stagioni si susseguirono con una lentezza che solo una motocicletta perennemente parcheggiata può sperimentare.
Pioggia e sole fecero sbiadire quel rosso originale della carrozzeria e contemporaneamente fecero crescere ad una velocità incredibile la pianta di edera che ormai dalle ruote si era arrampicata fin sul sellino e si era attorcigliata intorno al manubrio. Il suo piano era riuscito: mancavano poche foglie ancora e la moto sarebbe scomparsa per sempre alla vista di tutti e sarebbe rimasta radicata al terreno per sempre, come lei.

Un giorno d’estate, talmente caldo che sembrava di stare in un forno acceso alla massima temperatura, un signore molto elegante si fermò all’ombra di un albero del giardino a riposarsi e rinfrescarsi. Si allentò il nodo della cravatta, si sedette un momento sul muretto quasi interamente ricoperto di edera e poggiò il cappello accanto a sè.
Era una giornata fortunata, stava per concludere un affare importante e non poteva fare tardi all’appuntamento. Fece per prendere il cappello ma inavvertitamente gli cadde a terra ai piedi di un enorme cespuglio che si ergeva imperioso poco più in là.
Avvicinandosi per raccogliere il cappello, la sua attenzione fu catturata da un bagliore che proveniva dal cespuglio: un solo raggio di sole penetrava il fitto groviglio di foglie e tornava indietro splendente. Si fece più vicino, scostò qualche foglia e vide che il sole si rifletteva su uno specchio, anzi, su uno specchietto come quello di una … MOTOCICLETTA!
Sostò altre foglie e riconobbe il manubrio tra un groviglio di rami, ne scostò altre e scoprì la sella, poi le ruote… la carrozzeria era sbiadita, ma sotto quel cespuglio di edera era nascosta una bellissima Kawasaki di inizio secolo.
L’elegante signore dimenticò l’appuntamento importante è ci impiegò qualche ora per trovare il proprietario della motocicletta - che aveva addirittura dimenticato di averla parcheggiata fuori del giardino - per fargli la proposta di vendita e concordare le modalità per il trasporto. Il giorno seguente un grosso camion si fermò davanti al giardino ed un uomo massiccio con una tuta azzurra ed un enorme paio di cesoie in mano si avvicinò al cespuglio. Tagliò via i rami che avvinghiavano la motocicletta e finalmente la liberò, la caricò sul camion e la trasportò in un grande garage dove altre motociclette aspettavano con ansia la nuova arrivata. Ma più ancora più ansioso di vedere la Kawasaki rossa era il distinto signore che si rivelò essere un grande collezionista di motociclette d’epoca.
Quando la vide scendere dal camion il suo cuore balzò all’impazzata: era malconcia, ma bellissima. Ci avrebbe messo un  po’ di tempo ma l’avrebbe fatta tornare lucida e fiammante come appena uscita dalla fabbrica.

La motocicletta si guardò intorno e le sembrò di essere arrivata in paradiso: le altre motociclette l’accolsero come una vecchia amica e il nuovo padrone l’accarezzò con un rispetto che non aveva mai visto negli occhi dei suoi padroni precedenti.
Furono di nuovo giorni felici e nel nuovo garage la motocicletta rossa iniziò a sentirsi finalmente a casa e tra una esibizione ed una corsa di moto d’epoca visse per sempre felice e contenta.

 
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