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Cap. 2 scritto da Toyori il 17-02-2009 Stampa il capitolo Scrivi un commento Leggi i commenti 
Alesié era molto annoiato dalla lezione di Storia Delle Origini che il vecchio e rattrappito professor Audax stava con lentezza infinita snocciolando. Oggi era il turno de "La Ragione e la Battaglia" capitolo finale delle Cronache della Fondazione ossia di come la noiosissima regina Lorna, di rosso mantello avvolta e di turgidi capezzoli armata, riusciva infine a vincere contro l'Impero del Divenire Apparente... vittoria conseguita solo grazie all'intervento della presunta Spada della Giustizia Storica. Riassumendo: tutti morti e solo Lorna incoronata regina della Ragione e fecondatrice di tutto l'Universo Possibile... "se siamo come siamo tutto a lei noi dobbiamo" la preghiera di ringraziamento non a caso recitava così.
Possibile che nessun altro trovasse assurde e noiose le storie su cui tutta la loro vita era fondata? Solo lui credeva non fossero altro che leggende? Più volte si era beccato una insufficienza dal professor Audax perché non mancava di esporre le sue perplessità contraddicendolo e cercando di ottenere spiegazioni fondate su chiavi logiche e non su antiche storie. I suoi compagni lo guardavano come se fosse un povero idiota mentre a suo avviso erano tutti gli altri ad essere ciechi.

La lezione stava finendo ma il sollievo sarebbe durato poco perché, come se la giornata non fosse già abbastanza storta, oggi correva la Ricorrenza, "presunta" rimbrottò Alesié mentalmente, della fondazione dell'Universo Possibile: esattamente settemila anni fa Lorna avrebbe dato vita e forma ad ogni cosa conosciuta…
Lorna avrebbe dato vita a tutto…
Lorna avrebbe dato vita a tutto…
Lorna avrebbe dato vita a tutto…
Lorna avrebbe dato vita a tutto…
No, proprio non riusciva a digerire questo credo se non riassumendolo sotto la parola mito o leggenda o credenza e queste erano le parole più gentili che riusciva a trovare (preferiva di gran lunga assurdità, pazzia e scemenza). Provava a ripeterselo all’infinito ma non era per lui più vero di un sogno. Nonostante ciò la Legge lo avrebbe obbligato in quel giorno a partecipare alla Comunione, a inneggiare, a ringraziare e a fingere di sentire un Pathos che proprio non lo pervadeva.

La lezione era finita, prese le sue cose, aprì la sua Porta di collegamento e le trasportò direttamente a casa, nella sua camera. Fece in tempo a registrare mentalmente che Audax gli aveva lanciato una occhiata di rimprovero per quella esibizione pubblica, ma non si preoccupò di giustificarsi: aveva ottenuto già da un anno il riconoscimento come Apriporta e nessuno aveva l’autorità di negargli il suo Talento, né chiedergli di moderarsi nell’usarlo. I possessori erano gli unici custodi e giudici dei Talenti. Tale libertà pressoché assoluta lo inebriava, ma non lo avrebbe mai ammesso neanche a se stesso. Solo i sacerdoti avevano la capacità di obbligare qualcuno a svolgere un incarico ma erano secoli che non accadeva nulla che spingesse uno di loro a emanare un Ordine.
Alesiè si muoveva fra i corridoi dell’Accademia del sapere cercando di non indugiare con nessun conoscente, arrivando presto al giardino: aveva bisogno di aria e sole per lasciare andare i suoi pensieri pesanti. Quando arrivò al giardino si accorse che tutto era già pronto per la cerimonia di Ringraziamento e ben poca possibilità avrebbe avuto di solitudine, amareggiato fece una breve passeggiata e iniziò ad accodarsi ai suoi compagni nel settore che era stato riservato per gli studenti della scuola.
Era così annoiato che neanche si accorse che la cerimonia era iniziata da qualche minuto, che erano entrate le Guardie della Pace e le Trombe avevano annunciato l’ingresso del Sacerdote nella grande arena centrale e ovviamente aveva messo il pilota automatico anche per tutte le parole che andavano pronunciate in coro con gli altri.
Tutto procedeva uguale ad ogni commemorazione e questa volta non sarebbe stata da meno o almeno così pensava nell’istante in cui un urlo lo riportò mentalmente fra i presenti. Non sapeva se ammirare chi era riuscito a interrompere quell’inutile festeggiamento o se preoccuparsi che qualcuno avesse provato un dolore tanto acuto da vincere il rispetto che ogni Possibile aveva nei confronti della Comunione.
Calò un silenzio irreale e le facce preoccupate di tutti iniziarono a muoversi per capire cosa fosse accaduto. Alla fine come seguendo un istinto comune le teste si orientarono verso il centro dell’arena dove il Sacerdote, caduto in ginocchio, era contornato dagli astanti accorsi per soccorrerlo. Dopo qualche istante l’uomo sembrò riprendersi, si rimise in piedi e alzato con entrambe le mani il suo lungo bastone nero lo batté tre volte a terra con vigore. Le vibrazioni prodotte richiamarono al silenzio tutti i presenti, erano tutti accordati nell’ascolto.
E il Sacerdote parlò.
Alesìè passò rapidamente attraverso tre differenti prese di coscienza:
1. Era appena stato emesso un Ordine, il primo dopo secoli;
2. L’ordine non era un ordine qualsiasi, ma una vera e propria condanna a morte e per quanto si sforzasse non ricordava ne fossero state mai emesse altre;
3. Il nome del condannato era proprio il suo, Alesié l’Apriporta.

Sì, quella era proprio una giornata storta.
 
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