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Scelto da Webmaster.

Sei sempre riuscito a tenermi incollato ad ogni pagina scritta da te, ed anche stavolta non mi hai deluso. Grazie per questo inizio fantasy. Spero sia l'inizio di una lunga storia in compagnia di MarieRose.


Il 15esimo compleanno.    sfoglia Capitolo Successivo
Cap. 1 scritto da Toyori il 20-12-2008 Stampa il capitolo Scrivi un commento Leggi i commenti 

Oggi è il mio 15esimo compleanno pensò MarieRose svegliandosi stranamente di buon'ora e sarà sicuramente una giornata fantastica! Sorrise. E tirando le tende della sua camera il sole le confermò che sì era proprio una splendida giornata. Intirizzita dall'aria primaverile corse a rinfilarsi sotto le coperte, balia balia sono sveglia! Ma stranamente non sentì il passo deciso e fermo di Nubiria avvicinarsi alle sue stanze. Fu un altro il passo che risuonò per i corridoi, leggero ed elegante, il passo di sua madre la regina. Che cosa strana, nei suoi primi 15 anni non era mai successo che sua madre andasse da lei prima che Nuby l'avesse ben ben strigliata e lustrata per la colazione. Forse era proprio per l'evento del suo ingresso nel mondo degli adulti, la festa con la quale sarebbe stata ufficialmente presentata come principessa del regno, l’erede al trono. Si accorse di essere rimasta senza fiato in attesa di leggere il viso della madre. La regina entrò ed era come quando le dita di Dio si aprono strada giocando fra le nuvole. MarieRose si stupiva sempre di come la madre riuscisse a incarnare con naturalezza tutto ciò che le favole raccontavano sulle sovrane dei regni incantati: bellezza, grazia e intelligenza sembravano circondarla e accompagnarla sempre.

Anche quella mattina la piccola principessa avrebbe voluto perdersi a contemplare lo sguardo della madre come d'estate era solita abbandonarsi ai mutamenti del cielo, ma MarieRose,senza saperselo spiegare fu percorsa da un brivido e sentì il cuore martellarle nel petto. Buongiorno mia diletta, buon compleanno disse la regina sedendosi sul letto di Marie accompagnando il gesto con occhi lucenti e un sorriso pieno. Buongiorno madre e le parole stentarono come un fiume in secca d’estate grazie per essere stata la prima a farmi gli auguri e in realtà avrebbe voluto chiederle dov’è balia? E perché mi sento infastidita come se mi fossi addormentata accanto a un formicaio? Ma tale confidenza non le era pe rmessa, le era stato insegnato a rispettare le forme esteriori come un fiume rispetta i propri argini.

I pensieri di MarieRose furono interrotti dalla regina oggi sarò io a prendermi cura di te affinchè tu sia pronta per i festeggiamenti. Ho chiesto a Nubiria di controllare la servitù perché tutto funzioni come lo abbiamo desiderato io e tuo padre, credi che ne sarà in grado? Marie avrebbe replicato certo, riuscendo a tenere a bada me non avrà problemi a gestire tutta la servitù di palazzo ma si limitò a dire certo madre, Nuby ha l’istinto di una volpe e la maestria di un ragno, saprà rendere reali i vostri desideri e si chiese se non fosse stata troppo sfrontata nella libertà di pensiero, ma la regina sorrideva alle sue parole e la piccola Marie cercò di rilassarsi.

Fu così che madre e figlia passarono insieme la mattina, la prima accudendo e la seconda cercando di non notare che il cuore continuava a pulsarle nelle orecchie impedendole di godere appieno di ciò che la regina le stava confidando sul suo quindicesimo compleanno, mettendola infine a parte di un mondo che finora le era stato negato forse per la stessa saggezza che impedisce alle mani del contadino di cogliere frutti acerbi.

Passarono le ore, la colazione, le prove degli abiti, i ritocchi delle sarte. La visita del palazzo, i saluti alla servitù all’opera: i giardinieri a prendersi cura degli alberi colonna, gli operai a battere la terra dei corridoi per livellare il piano. Quest’ultima immagine aveva sempre lasciato la principessa interdetta: nei libri da lei letti tutti i palazzi regali erano fatti di marmo o comunque di pietra dura. Il loro palazzo era un incrocio fra architettura e natura: alberi al posto delle colonne e delle volte. Terra battuta fino a renderla liscia e dura come roccia. Ruscelli interni per arrivare agli alberi e feritoie disposte secondo l’arco solare per garantire massima luce di giorno e miriadi di lucciole per disegnare visibilità la notte.
Madre perché il nostro palazzo è costruito in questo modo? Chi lo costruì e perché non è come gli edifici che vedo nei libri o le case dei nostri sudditi con mura e pavimenti di pietra? Negli annali della storia di famiglia questo edificio non viene nominato, non se ne parla da nessuna parte. La domanda usci dalle labbra di Marie con la naturalezza del ghiaccio che si scioglie d’estate e fu accolta con lo stesso gelo che d’inverno fa stringere nei vestiti. La regina si irrigidì impercettibilmente ma Marie non poté fare a meno di notare che la madre aveva trattenuto un respiro restando in apnea. Qualunque cosa le avesse risposto non sarebbe stato vero o quanto meno sarebbe stata solo una parte della verità. Il nostro castello fu eretto in tempi remoti da potenti maghi che avevano fatto voto di fedeltà alla casa da cui discendi. La sua solidità venne posta nel legame fra terra e cielo rendendolo vivo. Questo palazzo è vivo Marie, come gli alberi che lo sorreggono e le creature che vi albergano garantendone la funzionalità. La magia che lo eresse ancora lo permea e la terra lo nutre garantendone la protezione. È unico nel suo genere, non credo ne esistano altri.
Qualcosa nella testa della principessa non tornava, era convinta ci fosse molto altro, prova ne era che non c’erano più maghi nel regno da molto tempo, non ricordava di averne conosciuto nessuno. Come era possibile che in un castello fondato sulla magia non ci fossero maghi ... Questo è il solo motivo madre? Nessuna altra possibilità magica di fondazione? La risposta della regina fu un No accompagnato da uno di quei sorrisi che sono la più bella risposta di chi vuole tacere. Figlia ora devo andare per parlare con tuo padre e controllare che sia tutto pronto, torna nelle tue stanze, Nubiria ti verrà a prendere più tardi per condurti alla sala del trono. La baciò sulla fronte e si allontanò lungo il corridoio.

A difesa di MarieRose andrebbe detto che aveva tutte le buone intenzioni di tornare nelle sue stanze e di aspettare composta che la venissero a prendere ma il sole era troppo luminoso e lei aveva bisogno che quella luce le ammorbidisse i pensieri inquieti, decise quindi di prendere una strada più lunga passeggiando nel giardino centrale, magari passando a salutare il grande Albero sui cui rami amava sedersi esprimendo tutto quello che le attraversava la mente a voce alta, esperienza che ogni volta la lasciava rasserenata.

Mentre Marie attraversava il giardino si sentiva ad ogni passo più carica, come se quella terra le desse conforto ed energia, ogni cosa la riportava al suo centro, i colori dei fiori, le farfalle, gli alberi, le foglie, il sole, il rumore dei ruscelli. Poi un battito d'alì le passò davanti cogliendola di sorpresa, si voltò e si trovò davanti, appoggiato su un cespuglio, un piccolo uccellino dal piumaggio rosso fuoco. I riflessi della luce erano talmente accesi che sembrava il volatile bruciasse davvero. Anche gli occhi erano di un rosso rubino, avevano un non so che di ipnotico, sembravano fissarla direttamente. L’uccellino iniziò a saltare allontanandosi e MarieRose cosa avrebbe potuto fare se non seguirlo? Iniziò quindi a rincorrerlo attraverso il giardino e senza accorgesene ne aveva già superato i confini esterni, ora correva attraverso i corridoi le cui volte erano rami intrecciati di alberi colonna, e un attimo dopo scendeva le scalinate principali passando i ponti sui fiumi che attraversavano il castello. Correva lungo la strada principale che conduceva alle mura esterne e non si rendeva minimamente conto che nessuna delle persone incontrate si accorgeva del suo passaggio e che lei stessa quasi li vedeva appena come se tutto il suo campo visivo fosse riempito dalla scia di fuoco, possibile sia davvero una scia di fuoco? che l’uccello rubino lasciava dietro di sé. Non si accorgeva neanche che il mondo intorno a lei sfrecciava più di quanto le fosse mai successo andando a cavallo, come se fosse veloce, velocissima. Fu così che si ritrovò a superare le mura esterne e nessuna guardia la fermò, né diede il minimo segno di volerla fermare. Correva a perdifiato e non si sentiva stanca, correva e non si preoccupava minimamente della direzione come chi non pensa a un possibile ritorno.

Correva e non sentiva il rumore dei propri passi. Se qualcuno l’avesse vista avrebbe detto che aveva ai piedi delle piccole ali rosse e che i suoi occhi avevano assunto uno strano riflesso rubino, ma ovviamente nessuno la vide né avrebbe potuto farlo giacché Marie era avvolta da una magia a lei e a tutti sconosciuta.

In un tempo non quantificabile si ritrovò ferma di fronte a una alta torre con la stessa spaventata sorpresa di chi si risveglia nel proprio letto mentre sognava di precipitare. La principessa si sentiva improvvisamente stanca, un lieve mal di testa le impediva di ragionare lucidamente, dove sono, come sono giunta qui chiedeva senza risposta a se stessa. L’uccellino rosso non si fermò riprese a volare entrando all’interno della base della torre che era tutta volte e acciaio e materiali che non aveva mai visto a palazzo. Era un edificio molto simile alle figure dei suoi libri, così diverso dal luogo in cui era nata... sembrava quanto di più lontano alla terra potesse esserci. Senza volerlo (ogni sua fibra si opponeva a quella torre) iniziò a seguire l’uccello all’interno. Prese a salire le scale passando di piano in piano. Era un edificio a pianta circolare di piccolo diametro e i piani si alternavano fra loro molto velocemente. Se la principessa fosse stata nel pieno di se stessa avrebbe notato che ad ogni gradino respirava sempre più faticosamente e che la stanchezza l’assaliva con lo stesso cipiglio del prurito scatenato da una puntura di zanzara. Ma lei proseguiva perdendo un po’ di sé ad ogni metro. Infine arrivò quasi incosciente a quello che era l’ultimo piano: una ampia terrazza da cui si scorgeva una vista a perdifiato sul resto del regno, un regno che si rendeva appena conto non essere il suo Ho dunque corso fino a superare i confini del regno??
La principessa non aveva più occhi per vedere, era troppo stanca, asciugata come un frutto posto al sole a seccare. Fece pochi passi e perse i sensi su quello che era un antico altare di pietra ma ovviamente lei non vide neanche quello. Svenendo fu sollevata di non dover più sentire il dolore del suo corpo, l’ultima cosa che la sua mente registrò fu un bagliore rosso molto vicino al suo viso e una piacevole sensazione di calore.

La principessa MarieRose si sentì chiamare, aprì gli occhi ma qualcosa non tornava: non era nel luogo che ricordava, non c’era traccia della terrazza in cima alla torre e come se non bastasse si accorse di non avere i vestiti della mattina e avrebbe desiderato tanto trovare uno specchio perché si sentiva diversa, come se il suo corpo fosse cambiato...

Si Trovava al cospetto dell’Albero che tanto amava e quindi in teoria al centro del giardino reale... ma qualcosa le diceva di essere in un luogo totalmente diverso. L’Albero immenso era sopra di lei e sembrava brillare lievemente. Per abitudine gli accarezzò la nodosa corteccia e tutto sommato non si stupì nel sentire che l’Albero le parlava dicendole

... Benvenuta figlia mia. Era molto che ti aspettavo. Bentornata a casa ...

 
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