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Nascondi abstract MarieRose

Scelto da Toyori.

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Cap. 4 scritto da Toyori il 01-08-2010 Stampa il capitolo Scrivi un commento Leggi i commenti 

MarieRose aveva sentito l’Albero parlare, ma non aveva visto labbra muoversi né le era parso che la voce provenisse da qualche imprecisata direzione che a lei fosse nascosta. No, la voce era stata chiarissima, l’aveva chiamata figlia e le aveva dato il bentornato a casa. Ma io non sono a casa e a dire il vero non so neanche dove mi trovo Albero, sono però abbastanza sicura di non essere tua figlia: mio padre e mia madre sono i sovrani di Alaesia e io sono la principessa del regno e oggi è il mio compleanno...E avrebbe sicuramente continuato a raccontare come un piccolo fiume in piena se lo stupore non l’avesse interrotta: gli occhi di MarieRose avevano notato qualcosa di insolito nel ramo che stava accarezzando. Questi era formato da frammenti di corteccia molto esterna, proprio come i rami dell’albero nel palazzo reale, ma sotto le croste non si vedeva un legno più chiaro ma una lieve luminosità rosso scuro, era come vedere un fiume scorrere sotto una superficie ghiacciata. La luce pulsava lungo tutto il corpo dell’albero, saliva lungo i tronchi per diramarsi sui rami fino al punto che stavano accarezzando le sue mani...

...le sue mani...

...le mie mani...

MrieRose guardò le sue mani.

Le stesse mani a cui era abituata da sempre, di cui conosceva ogni linea, ogni piega, ogni possibilità. Le sue mani non erano più come le ricordava. Ora erano identiche alla corteccia dell’albero e anche su di essere scorreva una luce lieve, meno intensa dell’altra ma innegabilmente presente. Cosa è successo alle mie mani... alle mie braccia...ripeteva mentre allontanava da sé le sue estremità per vederle meglio e spaventata faceva correre i suoi occhi lungo il suo corpo e poi li alzava fino all’albero e di nuovo scendeva lungo il fusto fino a terra e ancora cercava i suoi piedi e le sue gambe e senza fiato comprendeva che le sue gambe e piedi non c’erano più, non c’erano, non li sentiva, non li vedeva e non li vedeva perché lei era tutt’uno con l’albero. Anche i suoi vestiti, che aveva già notato essere diversi da quelli che ricordava di indossare, si rese conto erano fatti di foglie intrecciate fra loro finemente.

MarieRose comprese di essere parte dell’albero, come una propaggine, un ramo, una foglia e in quel momento le si riversò dentro una paura chiara e trasparente come cristallo. Poteva vederci attraverso ma ciò che vedeva non le piaceva assolutamente e cercò di porre fra sé e le lacrime che sentiva montare la diga dei suoi occhi.

Non piangere figlia mia – la fanciulla non riusciva a parlare – non piangere – l’albero sembrò muoversi, come se un vento inesistente ne avesse scosso fronde e foglie, parve voler accarezzare esso stesso la piccola principessa non piangere, non hai perso te stessa. Sei solo mia ospite, accolta in una piccola parte di me. Questo era l’unico modo per poterti parlare, l’unico modo per poterti far venire qui. Ora guarda piccola mia, alza gli occhi e guarda attentamente.

Marie col fiato spezzato e gli occhi bagnati timidamente si mise a guardare in alto e vide che l’enorme chioma dell’albero si animava ancora di più di luce la quale pulsando si andava a concentrare in un punto preciso. Da qui nasceva veloce come un fungo un germoglio che cresceva e si colorava di rosso, si apriva a rivelare una specie di campanula la quale a sua volta iniziava a produrre delle piccole sfere trasparenti, prima piccole piccole, come quelle del sapone quando balia la lavava e poi sempre più grandi finché l’ultima sembrò incastrarsi nei petali perché troppo grande per uscirne. Il fiore si staccò e iniziò scendere verso di lei lentamente. Afferralo principessa, e guardaci dentro desiderando di vederti e così Rose fece. Lo prese non appena le fu abbastanza vicino e si stupì nel vedere che la luce che pulsava su questo strano corpo passava dalle mani al fiore e alla sfera e che questa non era vuota ma conteneva un qualcosa di scuro e informe che si ravvivava con ciò che da lei proveniva. Pulsava, vorticava e Marie desiderò di rivedere se stessa in quel turbinio, di capire dove fosse finita. Lentamente il contenuto della sfera acquisì contorni, ed era come guardare in uno stagno agitato dal lancio di un sasso per aspettare di veder riemergere il fondo. Si intravedeva una torre (ricordò l’uccello di fuoco) un ingresso (ricordò di aver corso) una gradinata a chiocciola che salendo arrivava in cima (ricordò la sorpresa di essere fuori dal regno) e sulla cima per terra Marie vide se stessa, immobile, rannicchiata e... e...le sembrò di

... sono morta?

- No, sei solo priva di conoscenza e di energia.

- Ma sono strana, il mio corpo... sembra una prugna essiccata al sole.

- Sì, è perché ti sei allontanata troppo dal castello in cui sei nata e perché salendo sulla torre hai perso il contatto con la terra.

- Ma io non sono un fiore o una pianta... cioè magari adesso sì, ma prima non lo ero, ero un bambina, una ragazza, non avevo bisogno della terra sotto i piedi per vivere!

L’albero non rispose.

MarieRose rivide all’improvviso il suo castello, in particolare ripensò ai pavimenti di terra battuta e al fatto che avesse sempre trovato strano che non ci fossero marmi come nei palazzi dei libri... ebbe un brivido... possibile che il castello sia stato costruito così perché io potessi sempre essere a contatto con la terra? bisbigliò fra sé senza accorgersene e poi disse Albero rispondi! è per questo che la casa reale di Alaesia ha i pavimenti di terra?

La luce pulsò e infine l’Albero rispose Ogni cosa a suo tempo piccola mia

- No! Niente a suo tempo, tutto avviene al tempo che tu hai deciso, oggi è il mio compleanno, a castello c’erano i miei festeggiamenti. Mi hai portata qui senza chiedermi il permesso, il mio corpo è solo e avvizzito su una torre in un regno sconosciuto, io sono intrappolata in questa parte di te che neanche mi permette di andarmene.... IO HO BISOGNO DI RISPOSTE ORA! Devo conoscere la mia direzione e non posso restare qui e lasciare che questo giorno passi!

Marie si sentiva all’improvviso furiosa, tutta la paura provata era spazzata via da un’ira che non pensava le potesse appartenere. Si accorse di sfuggita che anche la luce che scorreva in quel corpo provvisorio aveva assunto una frequenza e una tonalità diversa da quella dell’albero, ma non le interessava, ora voleva solo risposte e tornare subito nel suo regno.

Poiché solo il silenzio era presente lei continuò Se davvero mi consideri tua figlia ti prego di rispondermi

- se rispondessi alle tue domande non ti aiuterei piccola mia, alcune risposte devono essere cercate da soli perché crescendo nella ricerca si diventa in grado di comprendere la verità trovata. Ti posso dire però che sei qui oggi proprio perché è il tuo compleanno, proprio perché è la tua direzione che lo richiede e non per mia volontà.

Sto morendo Rose, e con me gli alberi colonna del palazzo reale. Non hai notato piccole macchie rosse sulle nostre foglie? Forse tu no ma alcuni anziani giardinieri hanno già visto questi segni ed iniziano a preoccuparsi.

Ora ascoltami attentamente: la tua direzione è quella che ti porterà a conoscere la malattia che mi uccide e a trovarne la cura. Questo è il tuo compito, questa la strada che ti condurrà alla tua felicità.

La piccola sovrana rimase immobile.

Anche i suoi pensieri erano immobili.

Poi l’ampolla fiore che ancora teneva in mano scoppio leggera come una bolla si sapone e Marie si risvegliò a se stessa iniziando suo malgrado a piangere. Non era questo che pensavo quando mi ero svegliata stamane, sono solo una ragazza e non so nulla di alberi né di malattie. Avresti dovuto portare qui Durban, il capo giardiniere, lui sicuramente saprebbe capire cosa ti affligge e saprebbe anche guarirti, ne sono sicura. Ma io? Io? Devi esserti sbagliato albero, devi proprio esserti sbagliato...

e pianse ancora

e non sapeva dire esattamente perché piangesse sconsolata

forse perché qualcosa dentro di lei le diceva che invece l’Albero non si sbagliava e quella era proprio la direzione che tanto desiderava conoscere, solo che adesso che la conosceva avrebbe preferito tornare indietro, aspettare ancora un po’, avere altre mattine sapendo di essere la principessa del regno e futura sovrana e solo quello.

Ma non era andata così, la sua direzione non parlava del suo regno, parlava invece di un Albero di cui si accorgeva ora di non sapere nulla e dell’incarico di guarirlo.

MarieRose piangeva e non aveva voglia di smettere. Se avesse aperto gli occhi avrebbe visto che laddove cadeva una sua lacrima nascevano nuovi germogli sulla crosta dell’Albero, li avrebbe ammirati tanto erano belli, ma no, non era quello il momento in cui avrebbe scoperto uno dei valori delle sue lacrime.

- Viaggerai piccola mia. Inizierai un cammino che ti porterà lontano prima di permetterti di tornare a casa. Non sarai sola, da sola non potresti arrivare là dove devi. Avrai dei compagni, non tutti scelti, alcuni obbligati, le vostre direzioni si intrecceranno, ognuno di voi avrà un compito nel cammino e anche quando penserai che così non sarà abbi fede: tutto ti aiuterà ad arrivare alla soluzione.

- Ma ome potrò via –a-ggiare s-s-e ono spe.. ta ulla cima de..lla orre di feeerrooo?Marie non riusciva a parlare per le lacrime e i singhiozzi

- lascia che il tuo corpo sfoghi il suo dolore, per parlar e con me non hai bisogno dell’aria, pensa a ciò che vuoi dirmi e come tu senti i miei pensieri io sentirò i tuoi

La principessa capì allora che effettivamente l’albero non parlava ma semplicemente pensava, e che lei era in grado di percepirne i pensieri. Si chiese se tale capacità fosse dovuta a quel corpo provvisorio che dell’Albero era una parte... o se il loro legame fosse basato su altro. Cercò di non divagare nel dubbio che l’albero percepisse tutti i pensieri e non solo quelli che lei voleva gli arrivassero.

- ma come potrò viaggiare se sono spenta sulla cima della torre di ferro? ma soprattutto come farò se sono qui con te?

- il tuo viaggio è già iniziato, devi fare qualcosa qui prima di poterti risvegliare nel tuo corpo. Mentre tu condurrai questo cammino solitario quelli che saranno i tuoi compagni dovranno iniziarne uno che li condurrà alla torre dove tu riposi. Quando vi giungeranno tu dovrai essere pronta a proseguire con loro con le tue forze.

- Non tornerò dunque nel mio regno?

- No, il tuo incarico ha la priorità, non c’è tempo di tornare a casa ora, si po’ solo andare avanti. Ma vi farai ritorno, non temere, rivedrai le persone a te care.

Marie si accorse di avere un pensiero egoista che l’attraversava e nel dubbio cercò di esporlo in maniera gentile

- perché la tua salute è così importante da dedicargli la direzione della mia vita?non voglio sembrarti sgarbata, provo affetto per te, è da quando sono piccola che mi rifugio fra i tuoi rami e a te racconto i miei pensieri, se ti seccassi o morissi ne sarei addolorata. Ma nonostante la mia giovinezza so che niente dura per sempre, tutto ciò che ha u ’inizio ha anche una fine, forse la tua malattia è solo ciò che ti condurrà alla fine del tuo tempo...

- non sono un semplice albero, io sono il Nusgrad, io sono la Radice. L’albero sui cui rami ti rifugiavi a giocare o a parlare e tutti gli alberi colonna del palazzo sono solo mie parti. Sono malate perché io sono malato. E moriranno con me se io morissi. In quanto radice anche io ho una direzione e il mio compito è garantire un equilibrio antico su cui tutta la vita che conosciamo è basata. è possibile però che tu abbia ragione: che la mia malattia sia solo la fine del mio tempo e con me dell’equilibrio finora noto. Io non posso saperlo. Questo lo scopriremo insieme alla fine del tuo viaggio, sarai tu a darmi questa risposta. Se la mia morte è necessaria a una nuova rinascita io l’accetterò. Ma se così non fosse tu dovrai tornare da me con una cura.

MarieRose non aveva capito esattamente tutto e avrebbe voluto chiedere molte cose ma si limitò per una volta a essere pragmatica come una formica.

- cosa devo fare qui per essere pronta al viaggio?

- la tua forza è il legame con la terra ma nello stesso tempo è anche la tua debolezza: ti basta salire su una torre per ritrovarti senza forse, secca e spenta, debole e indifesa.

Dovrai trovare il modo di portare la terra sempre con te o dovrai recidere per sempre questo legame.

Rose si era appena resa conto di avere un legame con la terra e già le veniva chiesto di reciderlo, come se fosse una ramo secco o un nipote di una vite... non sapeva nulla del legame, né del perchè lo avesse né come fosse possibile ma sentiva di non essere disposta a perderlo prima di averlo compreso a fondo.

Quindi rispose sono pronta Nusgrad, spiegami cosa devo fare.

 
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