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L'email con cui cianka64 ha accompagnato il primo capitolo di questo racconto diceva: "si tratta della rivisitazione di una storia realmente accaduta qualche anno fa ed i personaggi sono tutti realmente esistenti (per la cronaca quasi tutti i nomi sono ricavati sulla base dei codici di salvataggio che ognuno di loro utilizzava, ed utilizza ancora, giocando a flipper o a qualsiasi gioco elettronico)".
L’ambientazione è volutamente anni ottanta... forse questo può richiamare qualche quarantenne in più a giocare con i propri ricordi.
Beckko e Qwerto, benvenuti su Passalapenna.it


In campeggio    sfoglia 
Cap. 1 scritto da cianka64 il 07-07-2010 Stampa il capitolo Scrivi un commento Leggi i commenti 
Beckko non credeva nelle favole. Peggio per lui. Così, ogni volta che si trovava dentro ad una favola, non se ne accorgeva e diceva che tutto era un caso, che era tutto normale, e che lui, anche se proprio avesse dovuto ammettere, vista l’evidenza dei fatti, che si trattava proprio di una vera favola, non sarebbe mai stato uno dei protagonisti. Lui la favola la poteva vedere, toccare, udire o assaporare, ma sempre da FUORI.
Qwerto, invece, nonostante conducesse una vita normalissima, era sempre stato convinto dell’inesistenza della realtà (?) mentre era certo della assoluta e inconfutabile sua partecipazione come Personaggio chiave nelle favole che era chiamato a vivere, aspettandosi, comunque e sempre, il lieto fine. Povero lui.
Oh, badate bene, ci sono due cose che dovete sempre tenere a mente perché non ho intenzione di ripeterle più:
1) questa è una favola;
2) questi due personaggi sono realmente esistenti (come tutti gli altri che interverranno) e cosa ancora più strana, sono amici.
Vi potrei raccontare tante storie su Beckko e Qwerto, anzi, una ve la sto proprio per raccontare, però ho un problema. Infatti se cominciassi con “C’era una volta” farei un torto a Beckko, in tutti gli altri casi Qwerto se ne avrebbe a male, perciò comincerò così:
C’era la volta di Qwerto mentre non c’era niente di strano per Beckko, quando incontrarono per la prima volta l’Orco nella tenda da campeggio (alla fine si scoprì che era una tenda, ma all’inizio si diceva che era una caverna di stoffa rossa, questione di punti di vista, così come tutto il resto di questa e di tutte le altre storie del mondo).
Qwerto e Beckko, quell’estate come molte altre, fecero le valige per andare in vacanza insieme. Beckko mise nella borsa per lo più cose pratiche, gli short, qualche t shirt, le clark (sempre di moda, praticamente un simbolo, basta che non piova…), il walkman, il costume, un paio di Urania per i momenti di relax, la protezione 50 (è chiaro di carnagione), il cellulare ultima generazione, il note book, ecc. (Beckko non può fare a meno della tecnologia), mentre Qwerto portò la spada (non intraprendeva mai un viaggio senza la spada), un mantello pesante con il cappuccio, una cotta di maglia leggera, carne salata e gallette, oltre ad una boccetta di balsamo curaferite ed una serie di attrezzature che lui classifica come “armi non convenzionali” in quanto ad un osservatore esterno possono sembrare non più che giocattoli.. ma non lo sono!
Qwerto e Beckko prenotarono un posto per una canadese da due al campeggio Eden e partirono. Il viaggio non fu molto lungo, ma soffrirono molto il caldo, specie Qwerto che portava orgogliosamente un gilet di pelliccia sopra la maglietta nera dei Manowar (Tour di Kings of metal) e il treno non aveva l’aria condizionata. Comunque, arrivarono, anche se durante il viaggio incapparono per l’ennesima volta nella discussione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. In quella occasione Qwerto sosteneva che il bicchiere fosse assolutamente mezzo vuoto, per via del segno che il liquido lasciava a metà bicchiere, sopra il quale, era chiaro, mancava inequivocabilmente metà liquido, e il fatto che mancasse era la testimonianza definitiva che si stesse parlando di una carenza … va beh… comunque la discussione fu bruscamente interrotta dal fatto che nello scompartimento adiacente una signora fece inavvertitamente cadere un cucchiaino del servizio ristorante, il tintinnare del metallo richiamò subito l’attenzione di Qwerto che, prontamente (si allenava per 40 minuti ogni mattina), sguainò la spada per fronteggiare l’aggressione, entrò come una furia nello scompartimento chiamando “pulzella” la signora che aveva appena raccolto il cucchiaino tenendolo ancora stretto tra le due dita, menò fendenti a vuoto (a scopo intimidatorio, diceva lui), ma precisi, prima di rendersi conto che il pericolo ormai era passato e che la pulzella non correva alcun rischio e se mai ci fosse stata una aggressione armata ai suoi danni questa era stata interrotta in tempo dal suo intervento (Che, a dire il vero, al principio, non fu molto apprezzato dagli altri passeggeri). Comunque, rinfoderò la spada con un gesto soddisfatto e torno da Beckko che nel frattempo era arrivato a pagina 12 dell’Urania. Così, la signora, rossa di vergogna, scoperta con le mani nel sacco, dovette restituire il cucchiaino rubato al ristorante delle Ferrovie, insieme ad altra refurtiva varia per un valore complessivo di circa duemila lire. L’intervento di Qwerto era stato anche questa volta risolutivo (quasi sempre i suoi interventi sono risolutivi), ma nessuno del personale ebbe l’educazione di andarlo a ringraziare personalmente (quasi sempre nessuna delle persone “normali” lo ringraziava, ma lui non se ne curava, quello che importava era la nobiltà del gesto, non la riconoscenza della “società”).
Scesi dal treno i due amici si fermarono per rinfrescarsi. Rigorosamente Coca cola per Beccko, mentre Qwerto chiese del sidro, appellando “oste” il cameriere e “taverna” il bar dello sport di quella località balneare che non è importante citare. Qwerto si dovette accontentare di un Chinotto a base di essenze naturali… altra discussione, perché Beccko cercava di far notare che la parola “essenza” non significava “è senza” come si intestardiva a sostenere Qwerto. Questi insisteva nell’affermare che l’assenza degli ingredienti dichiarati come componenti del Chinotto comprovavano che quello NON fosse chinotto e che “non-essendo” Chinotto, poteva essere sidro.. fino a prova contraria….
Giunti al campeggio Eden, espletarono le formalità per l’assegnazione del posto. Il padrone del campeggio indossava una camicia stretta al collo con una cravatta di seta (ad agosto!) e questo nonostante nessuno glielo imponesse, infatti il campeggio era suo! ..Qwerto si commosse per il destino del bruco che aveva partecipato alla costruzione di quella cravatta fornendone la materia prima. Ma Beckko ebbe una parola gentile anche per molti altri animali che sacrificano per l’uomo molto di più che la loro saliva…e fece chiari riferimenti al gilet dell’amico che se ne risentì un pochino.
Insomma, per farla breve, i due piantarono la loro tenda e a sera fatta Beckko si infilò nel sacco a pelo leggero (più per paura delle zanzare che per il freddo)… mentre a Qwerto toccò il primo turno di guardia (ed unico, perché Beckko nemmeno ci pensava a dargli il cambio…). Indossando il mantello col cappuccio e masticando una galletta Ritz Saiva, Qwerto si allontanò di una decina di passi dalla tenda, per uscire dal campo visivo di potenziali assalitori, appoggiò la schiena ad un tronco di un pino e con sguardo vigile tese i sensi verso qualsiasi manifestazione minacciosa della pineta… addormentandosi all’istante.
Becckko, prima di spegnere la lampada a gas, naturalmente si collegò ad Internet per dare un’ ultima sbirciatina all’andamento azionario dei suoi titoli (con l’occasione fece anche gli aggiornamenti di Windows e dei plug-in del media player), chiamò col cellulare a casa per dire che erano arrivati e che tutto sembrava andare bene. Il fatto era che si sbagliava!
Ad un tratto, nel mezzo della notte, Qwerto si destò. C’era stato un rumore, anzi, ancora c’era. Cercò di localizzarlo, Si alzò cautamente e si addentrò con passo felpato nel bosco, stando attento a non spezzare il solito rametto che ti fa scoprire. Seguendo quello che sempre più assomigliava ad un sommesso lamento, o chissà cos’altro, giunse in vista di una “caverna” di stoffa rossa, buia e dall’aspetto tetro. Era da li che proveniva il “ruggito”, anzi, no, era un rumore troppo regolare, sembrava più che altro il russare, ma non di una creatura normale, si doveva trattare di una creatura mostruosa (Qwerto la stimò sui 6000 Kg e non si sbagliò di molto!), sicuramente di una belva. Certo, non è detto che una belva debba essere sempre pericolosa, ma era meglio rimanere nei paraggi per studiare di nascosto la situazione. Così Qwerto si appostò dietro un cespuglio e ci fece l’alba. Già dal primo mattino tutti i campeggiatori si incamminavano verso la spiaggia, tutti meno tre: Beccko, che aspettava la sera per andare al mare, se no si scottava; la belva, che rimaneva chiusa nella sua caverna di tela rossa, intenta in chissà quale misteriosa e terribile occupazione, e Qwerto, sempre acquattato dietro i cespugli aspettando che la belva uscisse per fargli la pelle qualora si fosse trattato di una specie perigliosa. Ma la belva non usciva e le ore passavano. Verso mezzogiorno alcuni bagnanti cominciarono a tornare alle loro tende per cucinare, molti andavano alle docce, ma ecco che un gruppetto di giovani, in attesa del pranzo, si mise a giocare a bigliardino, una palla dietro l’altra, ordinando al baretto del campeggio chi un ghiacciolo, chi le patatine Pai, chi una spuma Guizza. Ecco che vengono chiamati alla loro tenda, pagano con una banconota dei genitori e ricevono il resto… in caramelle! Qwerto non si era fatto sfuggire il particolare. I giovani, infatti intascarono le caramelle come se fosse una cosa abituale il fatto di accettare caramelle al posto del ben più utile tintinnio e/o fruscio del denaro corrente. Qwerto seguì con lo sguardo i ragazzi che si incamminarono verso le loro tende. Il sentiero del ritorno passava proprio davanti alla caverna del mostro, Qwerto era sempre li appostato e vide tutto. Il primo dei giovani prese dalla tasca la sua caramella di resto, una Rossana, e proprio mentre passava di fronte alla caverna, con un gesto rapido gettò la caramella nella apertura dicendo: “Toh!”, ecco che dalla caverna si sente la belva strisciare, raggiungere la caramella, scartarla e divorarla! “È un orco!” pensò Qwerto, “non c’è più dubbio!”
Ora arrivava il secondo, stessa scena, ma la caramella era una mou Elah, “toh! Mangiati pure questa!”.. e la belva scartava e divorava. Fu alla settima caramella che successe. Un ragazzo magro con gli occhi a palla e le orecchie a sventola, già con pochi capelli (un classico futuro impiegato Telecom) introdusse anche lui la caramella di resto (ormai era chiaro, il padrone del campeggio era in combutta con quei giovani e nutriva l’orco attraverso le caramelle di resto per non comparire personalmente…questo pensava Qwerto). Era una caramella all’ANICE!! L’orco la scartò come le altre ma appena comincio a divorarla emise un urlo straziante! Qwerto vide la stoffa appesa all’ingresso della caverna spostarsi e comparire il grande capoccione dell’orco. Era enorme, di carnagione verdognola e coperto di peluria, portava degli spessi occhiali appannati e in lacrime, con una voce che assomigliava ad un rinoceronte ferito disse:”.. Ahime, tutti mi danno delle buonissime caramelle, solo il Gufo (riferendosi al ragazzino con gli occhi a palla) me ne da una che fa schifo!”, Qwerto era pronto (si allenava a scherma, ad andare a cavallo, tiro con l’arco, tiro con l’arco da cavallo, tiro con l’arco dalla bicicletta, tiro della bicicletta da cavallo, e molti altri sport, purchè perfettamente inutili dal punto di vista del possibile sostentamento, in quanto non esistevano federazioni riconosciute che provvedessero alla benchè minima organizzazione di manifestazioni, e si sa, senza gli sponsor lo sport non rende..), balzò fuori dal cespuglio, sguainò la spada e disse:” Il primo che da un’altra caramella all’anice a questo mostro lo ammazzo!”. Nessuno ebbe il coraggio di ripetere il gesto, nemmeno il gufo stesso. Così, grazie all’intervento di Qwerto l’orco non dovette più mangiare caramelle all’anice e da quel giorno, l’orco, che si chiamava Bobbo ed era uno studioso della matematica, per riconoscenza, prese l’abitudine di telefonare a Qwerto anche 5 volte al giorno, invitandolo a giocare con lui a Dungeon’s and Dragons nella caverna, cosa che Qwerto prese a fare regolarmente, tra una avventura e l’altra.
Voi mi chiederete: e del gufo che ne fu? E del padrone del campeggio? Insomma, dovette intervenire Beccko, che salta fuori quasi sempre quando l’azione fisica è terminata (è uno che ha il cervello fino, ma in quanto ad atletica…). Beccko andò dal gufo e gli chiese: “ma insomma perché a te capita sempre la caramella all’anice? Sei sfigato o cosa?” E il gufo allora vuotò il sacco: “no, è che le altre me le mangio io, solo quando mi capita quella all’anice la do all’orco!” “Bel lavoro!” esclamò Beckko, col dito ancora sul segno dell’Urania a pagina 38, “e gli altri che fanno quando gli capita all’anice?” E il gufo scoppiando a piangere: “me la tirano nella tenda mia!”.
Allora Beccko capì che anche il gufo era una vittima e lo perdonò “ah ho capito! Va beh, domani io e Qwerto facciamo le crepes alla nutella e se sei solo puoi venire a mangiarle nella nostra tenda!”. E cosi l’ingegno di Beccko conquisto il gufo che ottenne di essere inserito nella scheda tim alla G. Il caso volle che quando il gufo arrivò la sera dopo alla tenda dei due amici, Qwerto lo riconobbe come l’aguzzino del suo nuovo amico orco e solo il pronto intervento di Beckko salvò la vita al gufo, perchè Qwerto era gia li che lo stava riempiendo di pallonate col Super santos (uno sport in cui Qwerto era abilissimo, ma che, a causa del peso esiguo di quell’arma – solo 380 gr - non era mai riuscito a farsi riconoscere la sua bravura dalla FIFA, come d’altronde avveniva anche per il suo famoso tiro ad effetto col Super tele (solo 120 gr., per la cronaca la FIFA riconosceva come arma valida solo il Mikasa di 420 gr.). Beccko riuscì a spiegare l’equivoco a Qwerto mandando un sms alla segreteria del campeggio che prontamente provvedette a diffondere il comunicato con l’alto parlante e Qwerto credette di ascoltare la voce della sua coscienza mentre l’altoparlante gracchiava: “Il gufo non centra, l’orco è un goloso e tutti pensano di aiutarlo dandogli delle caramelle, ma il gufo è più goloso di lui e gli da gli scarti, però anche il gufo è una vittima perché riceve gli scarti degli altri…”.
Qwerto, mentre ascoltava la sua coscienza, pensava: “in questa storia manca il cattivo… sono tutti vittime!!!…e su questo anche Beckko fu d’accordo. Allora Qwerto e Beckko si guardarono negli occhi. No, non era possibile, la colpa doveva essere di qualcuno… e di chi se non del padrone del campeggio che con quella sua cravatta di seta comandava tutto, i posti delle tende, i resti in caramelle del negozio, l’altoparlante (che ordinava a tutti quello che si doveva fare) e tutto il resto… e cosi decisero che il cattivo non poteva essere che lui perché era potente e sene fregava dell’orco e del gufo e anche di loro, stabiliva le regole dell’Eden senza mai esporsi personalmente e si arricchiva pure!. Quindi, quella stessa notte se la filarono senza pagare nemmeno una lira dei giorni di vacanza che si erano fatti all’Eden, anzi con loro portarono anche il gufo e l’orco, legato, s’intende!
 
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