Passalapenna.it   Condividi su Facebook  Seguici via email  Entra Entra
leggi le citazioni precedenti
Tutte le nostre parole non sono che briciole cadute dal banchetto dello spirito. (Kahlil Gibran)
leggi le citazioni successive

Nascondi abstract Akran il mezzomorto

Scelto da Webmaster.

State per leggere l'ultimo capitolo di un racconto a staffetta molto particolare. E' un fantasy che cianka64 ha voluto cominciare dalla fine, e noi di Passalapenna.it abbiamo accettato con piacere la proposta della staffetta al contrario.
E' una storia piena di sfumature e dettagli, dietro c'è uno studio attento dei luoghi e dei personaggi e presenta già in questo capitolo delle idee veramente originali.
Voglio imparare anch'io a suonare il cymbal!!!


Sfida finale    sfoglia 
Cap. 1 scritto da cianka64 il 29-05-2010 Stampa il capitolo Scrivi un commento Leggi i commenti 
"No, non morirò, non ancora!" facendo leva sul gomito roteò il busto evitando il fendente che scendeva a colpo sicuro sul suo corpo fino a quel momento apparentemente inerte ed arrendevole, i suoi occhi si aprirono all’improvviso per incontrare quelli del Giustiziere, questi si ritrovò ad impugnare la spada conficcata in profondità nel terreno, mentre Akran con una mossa fulminea si alzava, estraeva la corta daga che portava allacciata sulla coscia e la piantava nel ventre del suo boia. Restò lì per un po’, ad indugiare sulla sua morte mancata, sulla sua morte impossibile e sulla sua morte già avvenuta, almeno per metà. Senza voltarsi raccolse le armi che aveva gettato a terra all’arrivo del Giustiziere per alleggerirsi e si incamminò a piedi verso l’altopiano. Era braccato, i Giustizieri sguinzagliati dal Signore dell’Urlo erano molti, alcuni era già riuscito ad eliminarli, eppure aveva deciso di arrendersi all’ultimo di loro, più per stanchezza di portare avanti una lotta che in fondo non era la sua che per reale inferiorità nelle capacità di combattimento. Ma in fondo chi può decidere quale battaglia combattere? Chi può veramente sapere quale è il ruolo che il destino ci riserva nella nostra breve esistenza, l’unica cosa che Akran sapeva era che doveva arrivare a Kal e distruggere la Macchina Urlante, non per eroismo nè per idealismo, soltanto perché era una cosa che aveva cominciato e che ora doveva essere completata. Sentiva il suo respiro dietro alla maschera di metallo che indossava, sentiva il vapore prodotto dal suo respiro condensarsi su di essa e il rumore ovattato prodotto dall’affanno e dalla sua stanchezza, sentiva il battito del suo cuore rimbombare mentre si inerpicava sulla cengia boscosa, per raggiungere il freddo altopiano di Kal e Oak, una immensa distesa battuta dal freddo vento del nord, coi suoi laghi ghiacciati e il nevischio turbinante, una landa brulla e disabitata grande quanto un piccolo mare… ma c’era un faro a guidare il passo di Akran, una alta torre all’orizzonte da cui partiva il Grande Urlo, la meta finale.

Poco dopo si trovava in campo scoperto, era solo, non aveva bisogno di acqua nè di viveri, ma sentiva la stanchezza, una stanchezza mentale più che fisica, non c’era vendetta ad alimentare le sue motivazioni, nè rabbia, nè odio, nè senso della giustizia, solo la fredda determinazione a compiere un gesto, un gesto semplice e al tempo stesso al di fuori della portata umana. Quanti Giustizieri lo avrebbero inseguito fin lì? Forse nessuno, forse avrebbero tutti pensato che l’Altopiano avrebbe fatto per loro il lavoro. Dopo quattro giorni di marcia ininterrotta Akran giunse alle porte di Kal. La fortezza bassa, ricavata da un ammasso di rocce che sembravano essere state messe lì a caso, per un gioco della natura, era diventata prima una città, poi un rifugio per i Musici, ed ora la Fortezza del Signore dell’Urlo. La macchina era lì, lo si udiva chiaramente, una struttura di legno si innalzava come una torre per diverse decine di metri, la base era più larga della sommità, ed in cima c’era il grande archos, e da lì partiva l’influsso che aveva gettato nel terrore tutto il continente…

Akran doveva entrare. Nessuno venne ad aprire, nè ad ostacolare il suo passaggio. Si sedette appena fuori il massiccio portale di Kal e riposò per qualche minuto, poi prese lo zaino da cui estrasse il cymbal , lo imbracciò, socchiudendo gli occhi, posizionò le mani sull’Accordo Mysas e il cymbal suonò. Akran vide l’onda espandersi intorno alla fortezza, a cerchi concentrici, con la mente guidò l’onda e la fece aderire al profilo della roccia, percepiva delle informazioni a riguardo, l’onda si insinuava nelle parti in cui la roccia era meno spessa, ma il punto più debole risultò proprio il portale, allora Akran cambiò la posizione delle mani, con la mente cambiò la forma dell’onda emessa dall’Accordo Mysas in un imbuto, un canale, in modo da creare un passaggio ad un onda successiva e concentrare la direzione sul portale, lo fece lentamente, ma con attenzione, doveva evitare dispersioni, stava per suonare un Myong. Mysas e Myong, una delle combinazioni più efficaci del cymbal , ma da eseguire lentamente, specie la preparazione al Myong. Quando tutto fu pronto Akran chiuse gli occhi e si concentrò sul portale, sentiva ancora il basso ronzio del Mysas persistere nell’aria, si stava affievolendo, ora doveva suonare. Spostò le mani per l’accordo, anzi lui pensò all’accordo, le mani fecero il loro lavoro. Ed il Myong uscì, come una frustata, un fulmine, tre movimenti in successione rapida sul cymbal , tre note in sequenza, un'unica posizione della mano sinistra, l’onda spazzò via il portale e nella roccia apparve un’apertura. Il Mysas ancora era li che ronzava, Akran lo mandò dentro in ricognizione. Il suo corpo era stato scosso dal Myong, ma era una sensazione che poteva controllare, un Musico che lancia un Myong con un cymbal può anche restarci secco, ma Akran poteva fare questo... ed altro. Si sentiva eccitato, ripose il cymbal ed entrò. Con la mente guidava ancora il Mysas nei meandri interni della fortezza, ora era quasi solo un eco, lo sentì compiere il periplo per poi ritornare da lui, con l’informazione delle forme incontrate e dei profili, Akran avanzò all’interno, allo scoperto, ancora nessuno era venuto ad accoglierlo. Il Mysas finì ed Akran arrivò ai piedi della torre, ma sentì la protezione. C’era un Muro, un accordo persistente, basso, intorno all’impalcatura della torre. Akran conosceva quell’Accordo, non era penetrabile, bisognava disattivare la fonte, infatti si trattava di un Accordo di risonanza, un ciclico, funzionava ripetendo continuamente la sessa nota bassa ad intervalli regolari, un loop che rincorrendosi creava un’onda sinuosa che si autoalimentava. Bastava mancare una volta la nota che l’accordo, e con lui il Muro, si sarebbe sfaldato. Probabilmente la fonte di quel muro era artificiale, ma poteva essere posizionata anche a notevole distanza, quindi non c’era speranza di attaccarla direttamente. Mentre pensava, sentì finalmente occhi umani su di lui, erano in quattro, nascosti tra le rocce, umani, timorosi ma non per la sua presenza… avevano più paura del loro capo che del loro avversario. La sua mente allontanò la Musica dai suoi pensieri e pensò alla Spada. Cosa avrebbero fatto? Quanto erano abili? Lo avrebbe saputo presto. Si diresse esattamente al centro del quadrato formato dai quattro, ancora nascosti, e li chiamò a voce alta. "Sono pronto" sganciò lo zaino ed estrasse la spada mettendosi in posizione di guardia. Il suo aspetto era terrificante, avvolto nel nero mantello con la maschera metallica che gli ricopriva metà volto, dalla manica destra, il lato morto, la sua mano invisibile reggeva la spada che sembrava sospesa nell’aria, i suoi movimenti erano irreali ma al tempo stesso armoniosi, seguivano la Musica dentro di lui, i quattro percepirono la sua pericolosità ed uscirono dai loro nascondigli in modo guardingo, lentamente chiusero il cerchio intorno a lui, erano armati di spada, in alto sbucarono altri uomini con l’arco, la figura di Akran era allo scoperto... ma non lui. Era ancora seduto col suo cymbal imbracciato, aveva suonato un Flyrth, ed un onda sinuosa era stata colorata e modellata a sua immagine, una sorta di ologramma di se stesso andato a muoversi al centro dello schieramento nemico. Il Flyrth è una sequenza di accordi che modellano l’aria plasmandola in modo che possa riflettere la luce nel modo voluto, creando immagini. Akran creò la sua stessa figura in movimento, la modellò con la mente, un’illusione, un esercizio non tra i più semplici ma quasi sempre efficace. Mentre eseguiva il Flyrth, e qui cominciava il difficile, Akran riusciva ad accompagnarlo sulle corde basse ad un’altra sequenza, un Orghy, un’onda che, avvolgendolo e mutando colore e riflesso, in sostanza lo occultava alla vista dei nemici. Suonare in contemporanea due serie di accordi era notevolmente complesso, avveniva attraverso un veloce arpeggio che spesso era possibile solo grazie ai facilitatori, dita aggiuntive prodotte dalla stessa musica, una tecnica molto avanzata ed impegnativa. La concentrazione necessaria era notevole e Akran cominciava a sudare, le mani gli facevano male, ma non era ancora venuto il momento di interrompere il Canto del cymbal . I quattro si chiusero intorno al simulacro mentre dall’alto partirono due dardi che oltrepassarono la figura di Akran, questi modellò una mossa di dolore come se le frecce avessero colpito veramente e i quattro si avventarono sull’immagine illusoria per incontrare il vuoto, Akran allora interruppe i due accordi e ne attaccò un terzo, un Fjang, che comprime un’onda precedentemente creata avvolgendola per poi cessare di colpo di trattenerla, come un innesco. Suonare il Fjang non era difficile, la maestria era nel liberare la potenza degli altri accordi compressi, in quel caso il Fjang opprimeva un Flyrth ed un Orghy, che generano onde moderatamente potenti, quando la mano di Akran stoppò le corde del cymbal , dalla sua immagine esplose un’onda d’urto e per attrito l’aria si incendiò producendo una esplosione ed uno spostamento d’aria tali da stordire i quattro aggressori, che abbandonarono le spade e si coprirono gli occhi e le orecchie, rotolando a terra confusi. Intanto, lasciato il cymbal a terra, Akran prese la spada, questa volta sul serio e raggiunse i rozzi bastioni da cui erano partite le frecce, non visto, raggiunse i due arcieri alle spalle, freddandoli rapidamente, poi con un balzo fu sopra i quattro ancora alle prese con lo stordimento, ne uccise tre in rapida successione, per trovarsi di fronte all’ultimo che nel frattempo aveva ripreso il controllo di se. La sua sensibilità gli disse che era in arrivo un’onda, si gettò a terra, rotolò verso il suo avversario mentre dalla roccia cominciarono a piovere pietre spinte all’interno del cortile da un vortice, lui era nel centro, ma riuscì a sfruttare la sua intuizione per far sì che anche il suo avversario si trovasse in mezzo alla pioggia di pietre, lo vide cadere, colpito a morte alla testa, continuò a rotolare fino ai piedi del Muro sperando che questo potesse proteggerlo, ed infatti l’epicentro dell’onda circolare che scagliava centripetamente le pietre all’interno del proprio raggio non potè spostarsi più di tanto e Akran si trovò in una zona sicura. La pioggia di pietre cessò, Akran scattò in avanti, raccolse il cymbal e correndo cercò una fenditura nella roccia per entrare da dove erano usciti i suoi aggressori, dietro ad una parete trovò quello che cercava ed entrò nei bastioni della Fortezza di Kal.
Indugiò in un corridoio buio, percepiva le vibrazioni presenti, la fortezza era difesa con la Musica, doveva decidere in fretta, prima di un probabile attacco, sul da farsi. Akran non aveva un piano, non lo aveva quasi mai, istinto e conoscenza si autoalimentano e chi riusciva ad equilibrare le componenti poteva diventare veramente efficace grazie all’imprevedibilità, come la macchina umana difficilmente può esserlo quando affronta i problemi in modo razionale. Akran chiuse gli occhi per concentrarsi e rimase immobile per un po’, le vibrazioni erano costanti, quindi il sistema di difesa era attivo ma non c'era al momento un attacco diretto in corso nei suoi confronti, istinto a parte, era facile comunque capire che la minaccia sarebbe presto venuta allo scoperto perché Akran aveva fatto molto rumore e comunque era probabile fosse stata notata l'intrusione, e anche se la pioggia di pietre era scattata in automatico, era lecito pensare alla presenza di guardiani, la Musica è potente ma se c'è da difendere una fortezza è meglio coadiuvarla con altri metodi. Akran decise di procedere con cautela, riprese il cymbal e suonò una variante dell'Orghy, invisibilità ma anche una sorta di protezione dalle onde di ricognizione, l'Orghy "puro", così viene chiamato questo accordo, funziona riflettendo ogni onda come se il corpo non esistesse, in effetti manda un simulacro di onda di ritorno, ricostruendo lo spazio intorno a sè come se fosse vuoto… complicato da spiegare quanto la posizione che bisogna assumere con la mano sinistra sul manico del cymbal . All'interno dell'onda creata dall'Orghy si ha una visione dell'esterno come se si stesse in una bolla d'aria in un acquario, Akran avanzava nel corridoio buio attento a non cadere, controllando l'onda con la mente, il corridoio proseguiva in linea retta per circa una quindicina di metri, forse si trattava dello spessore delle mura di cinta, al termine del cunicolo un apertura dava su un ambiente più grande, da quale proveniva una luce tremula, forse torce, Akran si affacciò ed entro in un ampio salone, le pareti erano rivestite di marmo, il soffitto era molto alto e buio, Akran si fermò per ascoltare, fece qualche passo e quello che si attendeva venne allo scoperto, dal soffitto scese una Sentinella, il guerriero era alto circa tre metri, era stato calato con un congegno meccanico, una gabbia appesa a dei cavi, la gabbia si aprì e la sentinella si mosse verso Akran armato di una grande ascia, il Guardiano portava un pesante scudo e indossava un’armatura bronzea, era lento ma possente. Akran cercò di capire se la sentinella lo vedesse, ma non potè indugiare oltre, forse aveva calpestato un congegno meccanico o chissa cosa altro, ma non poteva rischiare di vedersi piombare addosso approssimativamente seicento chili di ferro affilato, lasciò andare l'Orghy, non c'era più tempo per il cymbal, estrasse la spada e si mise in guardia, la Sentinella lo caricò goffamente ed Akran riuscì ad evitare il primo assalto ma poi un rumore di ferraglia attirò la sua attenzione, altre gabbie stavano scendendo, in effetti la Sentinella stava attivando, attraverso dei pulsanti sul pavimento, altri Guardiani. Nelle gabbie c'erano degli esseri simili a cani, di grossa corporatura, estremamente silenziosi, che tradivano una possibile origine artificiale. Mentre la prima gabbia dei Guardiani toccava terra e si apriva, e la Sentinella proseguiva il periplo dei pulsanti, Akran cercò di capire il funzionamento del marchingegno, vide i contrappesi salire velocemente verso l'alto mentre le gabbie scendevano, calcolò la serie attivata dalla Sentinella ed individuò il punto da cui sarebbe partito il prossimo contrappeso, in corrispondenza di un'altra gabbia che scendeva, il primo Guardiano annusò l'aria e con i rossi occhi assassini inquadrò Akran e lo caricò, altri Guardiani intanto uscivano dalle gabbie e la Sentinella volgeva al termine del suo giro di pulsanti, magari per poi usare la terribile ascia sull'intruso, qualora i Guardiani non l'avessero fatto a pezzi, ma proprio mentre il Guardiano balzava verso Akran questi si lanciò nell'aria, aggrappandosi all'ultimo contrappeso che saliva verso il soffitto, il Guardiano chiuse le sue mascelle nel nulla, una delle Sentinelle , dimostrando ottime capacità logiche si diresse verso l'ultima gabbia per reciderne i cavi e far tornare giù il contrappeso, ma era lenta. Akran intanto saliva, per circa una quindicina di metri, e intanto cercava di individuare una cengia nella volta del salone, poi cominciò a vedere il soffitto, e come era prevedibile, il punto da dove le gabbie venivano "caricate" di Guardiani, e dove comunque questi venivano nutriti. La Sentinella intanto descrisse un elegante arco con l'ascia e tagliò il cavo dell'ultima gabbia proprio mentre Akran balzava dal contrappeso sullo stretto corridoio in cima al soffitto, il contrappeso invertì velocemente il suo movimento e precipitò rumorosamente dabbasso e quando la sentinella lo vide cadere senza Akran emise un urlo che risuonò sinistro nei meandri della fortezza, disperazione per la mancata cattura dell'intruso, o forse un allarme per le difese successive. Akran veloce, si mosse alla ricerca di un’apertura sul soffitto e presto la trovò, vide le ciotole che evidentemente servivano a nutrire i Guardiani, ed in prossimità di queste trovò un’uscita, un altro corridoio, illuminato da torce, della stessa sezione del precedente, che portava all'esterno della torre, ma ad una quota superiore. Akran pensò che sarebbe stato difficile prevedere una intrusione così come era avvenuta e che per ora si poteva abbandonare ogni prudenza a vantaggio della velocità. Correndo raggiunse l'esterno della torre, il vento freddo lo investì sul corridoio esterno separato dal vuoto sottostante da un basso ma solido muro, corse lungo i bastioni per cercare un posto più sicuro, giunse al termine del camminatoio esterno della torre, dove una porta chiusa a chiave bloccava l'ingresso. Akran ricostruì il suo cammino all'esterno, la torre della sentinella era un bastione di una fortezza più grande, il camminatoio esterno portava all'ingresso di una seconda torre, la fortezza ne aveva quattro ai lati ed una centrale, la più alta e stretta, alla sommità della quale era visibile Il grande Archos che emetteva l’Urlo. Ma per raggiungere la torre centrale bisognava superare il perimetro di torri esterne, la prima torre era stata aggirata, anche se la sorveglianza era stata elusa per miracolo e sicuramente anche le altre torri avevano delle difese. Akran ora ansimava, il cielo era scuro e nubi si addensavano sulla sommità della torre centrale, il suono stridente dell’Urlo le squarciava trapassandole, ma lo stesso queste apparivano minacciose. Poi comincio a piovere. Akran era ancora all'esterno quando si scatenò una vera e propria tempesta. La fortezza era stata minacciata e qualcuno o qualcosa reagiva, qualcuno o qualcosa che ora sapeva che Akran era lì, all'esterno, e lo aspettava. Akran digrignò i denti, si sentiva in trappola, ma al tempo stesso sapeva che avrebbe continuato la sfida fino alle estreme conseguenze, alzò gli occhi verso la sommità della torre ed urlò "Non mi fermerai!". Nel frattempo Sentinella e Guardiani avevano pensato bene di percorrere la stessa strada di Akran per inseguirlo e silenziosamente i veloci guardiani raggiunsero Akran al termine del camminatoio. Aveva già impugnato il cymbal, il suo sguardo era freddo, la maschera brillava riflettendo i fulmini della tempesta, anche i guardiani esitarono nel vedere la figura ammantata di nero che si stagliava in piedi sul parapetto della fortezza. Akran attese che i guardiani fossero più vicini e poi tocco il cymbal, prima un Lyan, arpeggiato, poi un Thyn appena sfiorato e in chiusura un Serpheng, con forza, a chiudere la sequenza. La porta chiusa a chiave con un cambio di prospettiva si spostò, per effetto di un gioco di rifrazione ottica, Akran prese le sembianze di un Guardiano e la porta chiusa, ora rivolta verso il parapetto, si aprì… La Sentinella vide la trasformazione di Akran ma giunse con la sua ascia mentre i guardiani, che avevano visto scomparire Akran sotto i loro occhi non trovarono di meglio da fare che inseguirlo nella porta che a loro appariva aperta, ma trattandosi di un’illusione, molti di loro stavano precipitando nel vuoto dove Akran aveva fatto apparire una proiezione della porta, che invece era sempre stata al suo posto e chiusa. Quando la Sentinella giunse al termine del corridoio vide solo tre guardiani, e sapeva che solo uno di loro era Akran. Gli altri due erano fermi, confusi, fiutavano il nemico ma le apparenze bloccavano il loro istinto all'attacco. La sentinella ruppe gli indugi e si avventò sul primo dei guardiani, tagliandolo in due con un affondo, Akran attacco l'altro per generare ulteriore confusione, questo reagì in ritardo e si trovò spinto nel vuoto dalla carica di Akran. La sentinella si diresse decisa ad abbattere l'ultimo dei guardiani, Akran si piazzò di fronte alla porta aperta offrendo il minor bersaglio possibile rannicchiandosi nella sua illusoria forma da canide, il guerriero attaccò con violenza, ma Akran all'ultimo momento evitò il fendente che invece si abbattè sulla porta scardinandola, Akran sperava proprio in questo, veloce si infilò nella apertura e lasciò all'esterno la sentinella, che emise un altro lungo ed interminabile ululato mentre cominciava a picchiare furiosamente sui resti della porta per poter passare anch'esso. Akran era dentro la seconda torre, riprese le sue sembianze sganciando gli effetti del Thyn, il secondo accordo della serie illusoria, la combinazione in effetti era stata composta da tre accordi della stessa categoria, i Rifrattori, di fatto si trattava del livello più semplice di applicazione della Musica, distorsione della rifrazione della luce sull’aria, oggetti presenti potevano essere duplicati con il Thyn, e anche leggermente modificati e spostati, come Akran aveva fatto con la porta, grazie al Serpheng. Il Lyan era un accordo base per gli altri due, serve per armonizzare gli elementi col resto del paesaggio, una finezza che solo i grandi Musici si ricordano di applicare, e chi non lo fa spesso vede fallire l'intera costruzione dell'illusione, ma Akran sapeva che da quando era avvenuta la sua trasformazione in mezzo morto poteva contare su un autocontrollo precluso alla maggior parte dei Musici. Si trattava di uno dei rari vantaggi dell’essere divenuto un mezzomorto.

Tuttavia era ancora un po’ scosso quando si rese conto di aver superato tutte le difese della fortezza, davanti a lui c’era l’ingresso della cripta che custodiva il Grande Archos e da cui partiva l’Urlo. Lì Akran avrebbe affrontato la sua ultima sfida, il suo destino sarebbe giunto a compimento, il suo sacrificio avrebbe trovato una giustificazione. Aveva deciso di perdere parte della sua umanità per questo ed ora avrebbe finalmente conosciuto il suo avversario, colui che si contrapponeva ad Akrana e alla sua missione: la distruzione del Grande Archos e l’arresto dell’Urlo.
Akran entrò nella cripta, in cima alla torre centrale della fortezza di Kal, la stanza era priva di finestre, ma una luce fioca filtrava dal soffitto, al centro della stanza il terribile marchingegno che emanava l'Influsso pulsava e seguendo con lo sguardo la massa dei cavi e delle tubature che ne dipartivano, si poteva intuire che immediatamente sopra la cripta doveva essere posizionato il ripetitore sonoro, udibile a centinaia di miglia di distanza, che come un potentissimo faro si ergeva a sostegno della potente e inarrestabile energia che stava condizionando le azioni di migliaia di uomini. Akran entrò circospetto ma subito venne attaccato da un accordo di isolamento, le vibrazioni dell'aria crearono una bolla all'interno della quale Akran sapeva di non poter più usare il cymbal, in quanto le onde sonore sarebbero state respinte e riflesse con echo pericolosi all'interno della bolla di energia, l'Accordo si concluse con quella manifestazione che evidentemente era stata preparata da tempo, infatti non è prudente lasciare troppo tempo ad un Musico per pensare e la bolla rappresentava nient’altro che una delimitazione di scontro, uno scontro che non sarebbe stato a colpi di note. All'interno della bolla si materializzò un guerriero, un Cavaliere, vestito di nero, col volto coperto da un cappuccio ed una armatura di lucido metallo bruno, avvolto in un mantello pesante e lungo fino ai piedi. Akran sguainò la sua spada, mentre il cavaliere, lentamente apriva la falda del mantello per mostrare anch’egli una lama lunga e affilata, sulla quale erano visibili rune rosso scuro, che brillavano anche con la poca luce che filtrava nella stanza. Akran studiò il suo avversario, questi era alto quanto lui, i due finalmente si fronteggiavano. - "Eccoti alla fine del tuo viaggio, mezzomorto, sono qui per restituire la pace a quella parte di te che non si rassegna alla morte, vieni avanti dunque e assaggia il sapore dell'oblio". Akran non si mosse "Si, finalmente il mio viaggio sembra giunto al termine, perché davanti agli occhi ho il premio della mia caccia, per mettere fine alla tua pazzia, sono giunto all'inferno e ne porto i segni, ma ora basta parlare, che si compia la mia o la tua fine". Akran chiuse gli occhi e chiamò a sè la propria coscienza, la sua metà "viva" brillò per un momento. Il cavaliere attaccò e il duello ebbe inizio. La Furia vendicativa di Akran si scagliò contro un potere sconosciuto, le lame urlavano, le rune splendevano, non c'era un suono che uscisse da bocca umana, i due guerrieri danzavano, veloci e leggeri, una serie senza interruzione di affondi e di parate, tutto dentro una bolla, come due pesci in lotta in un acquario. Akran era assolutamente concentrato sul duello e la forza dei duellanti sembrava equivalersi… troppo! Il cavaliere sembrava instancabile ma dopo qualche minuto Akran capì che questo non era naturale, rallentò l'azione e con stupore constatò che anche il suo avversario diminuiva l'intensità degli attacchi, allora riprese ad attaccare con vigore e quello riprese a controbattere e contrattaccare… passò parecchio tempo, Akran sudava, aveva subìto qualche lieve taglio sugli avambracci e sulle cosce, sanguinava, gli era sembrato di aver anch'egli colpito, seppur di striscio, il suo avversario, ma questo non sembrava avere ferite, poi Akran capì. Si fermò e il cavaliere fece lo stesso "Ti arrendi ordunque", recitò il nero con tono stranamente preoccupato e sorpreso. Per Akran fu la conferma: quell’avversario era una versione di se stesso "Forse…" disse e gettò la lama alla sua destra. Il cavaliere non potè evitare di replicare l'azione, ma intanto la bolla si faceva meno resistente, Akran prese il suo pugnale e se lo puntò al cuore, il cavaliere fece lo stesso… condivisero per un lungo momento la paura di perdere quella che ognuno di loro considerava la parte importante da salvare della propria esistenza, non pronunciarono più inutili parole, lentamente le loro menti si avvicinarono, un ricongiungimento doloroso e sempre più ricco di apprensione. Akran sapeva che a lui sarebbe spettata la prima, e forse l’ultima mossa. Attese ancora un po’ poi decise. Lasciò andare il pugnale e ovviamente il suo omologo lo seguì nel gesto, raccolse la spada del nemico così come l’altro prese la sua. Si misero entrambi in guardia, poi all’unisono avvenne. I due effettuarono un affondo dall’alto verso il basso, le due lame si sfiorarono nell’abbassarsi ciascuna sulla testa dell’avversario, all’unisono ciascuno dei due corpi fu tranciato di netto in verticale, ma non ci fu spargimento di sangue. Il taglio delle due identità liberò una grande energia luminosa, il tempo sembrò fermarsi, tutta la musica del mondo vorticava intorno ai corpi recisi, poi lentamente le metà cominciarono a riavvicinarsi incrociandosi e i corpi cominciarono a rifondersi. Mentre due metà fatte di carne ricomponevano silenziosamente la versione mortale di Akran, le altre due si unirono tra urla di gioia da una parte e di terrore dall’altra e quando l’immagine spirituale di Akran fu ricomposta, all’improvviso, sparì producendo una sorta di esplosione. La grande energia musicale sprigionata investì il Grande Archos che non resistette e collassò, una crepa sempre più diffusa incrinò la gigantesca conchiglia sino a spaccarla in due. In quel momento l’Urlo cessò e all’improvviso tutto fu silenzio.

Akran era lì, di nuovo interamente mortale, seduto al centro della cripta, in mano aveva ancora la spada e per terrà vide l’altra, oltre ai vestimenti e alle maschere che avevano celato la sua trasformazione. Istintivamente lasciò andare la spada e prese il cymbal. Non suonò Musica, ma solo una vecchia e semplice canzone. Ne trasse grande conforto sino a quando, esausto ma sereno, si addormentò dolcemente tra i rottami di ciò che, fino a qualche istante prima, aveva minacciato l’intera umanità.
 
  1  



Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.


Scrivi il prossimo capitolo
Se ti è piaciuta questa storia, clicca su "Scrivi il prossimo capitolo" ed invia il seguito del racconto al Custode della Penna. La tua proposta potrebbe essere scelta e potresti essere tu a "Ricevere la penna" di questo racconto.

Al momento non sono ancora presenti proposte di Capitolo Successivo.



© 2008 Passalapenna! - A cura di Emilio Domenicucci Contatti | Webmaster