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RecensioneScritto da :  Ollecram   Voto :  voto in stellevoto in stellevoto in stellevoto in stelle
 Titolo :  Il giglio e il tomahawk
 Autore :  Marcello Parsi
 Scritto il :  10-10-2011

 Lo scrittore Marcello Parsi ci ha gentilmente concesso un’intervista, per parlarci del suo ultimo romanzo "Il giglio e il tomahawk", pubblicato dalle Edizioni Simple nel mese di ottobre 2011.

Premetto di non avere ancora letto il suo romanzo, ma dal titolo e dalle immagini della copertina mi sembra di capire che si tratti di una storia avventurosa, ambientata tra gli indiani… una specie di western. è così?

"In un certo senso. Però l’argomento western, come dice la parola, riguarda i territori nordamericani dell’Ovest, per lo più nel XIX secolo, mentre in questo caso ci troviamo nel Nord Est, intorno alla regione dei Grandi Laghi – si arriva addirittura fino al Labrador! – e i fatti in questione si svolgono poco dopo la metà del 1700. A questo proposito mi permetta una doverosa digressione. La guerra franco-indiana, che fa da sfondo al mio romanzo, fu l’appendice americana della Guerra dei sette anni, che insanguinò l’Europa dal 1756 al 1763. In essa si fronteggiarono i Francesi, alleati con gli indiani Uroni, e gli Inglesi, che avevano al loro fianco gli Irochesi, di cui facevano parte anche i Mohawk: la protagonista è appunto una principessa appartenente a questa tribù. Alla guerra franco-indiana si sono già ispirati alcuni famosi romanzi, che hanno avuto anche l’onore di una trasposizione cinematografica, come "L’ultimo dei Mohicani" e "Passaggio a Nord Ovest", ma in entrambi il protagonista maschile è un inglese, mentre nel mio il personaggio principale, che racconta i fatti in prima persona, è un ufficiale francese. Il giglio citato nel titolo è appunto il simbolo della monarchia francese, la cui bandiera presentava tre gigli d’oro sul campo azzurro."

Suppongo che tra la principessa Mohawk e l’ufficiale francese nasca una storia d’amore…

"Accade proprio così, ma non voglio anticipare due particolari biografici della ragazza, fondamentali per comprendere la sua psicologia, né la conclusione di questo amore, a mio parere, sconcertante e inattesa, come d’altronde quella dell’intero romanzo, che coincide con essa."

Anche se le vicende storiche costituiscono lo sfondo, su cui s’inserisce la trama romanzesca, come si è trovato a dover ricostruire dei fatti accaduti alcuni secoli fa? Mi spiego meglio: si è sentito coinvolto in quella guerra? Ha parteggiato per uno dei due schieramenti?

"In due passi diversi del romanzo esprimo dei giudizi su quegli avvenimenti, prima per bocca della principessa, che espone con amarezza le ragioni degli indigeni, poi da parte di un personaggio secondario – il capitano di un peschereccio inglese – che si mostra scettico sulla validità dei motivi, che hanno spinto alla contesa le due nazioni europee. Non ho diviso i personaggi in buoni e cattivi sulla base della loro nazionalità e, se ho scelto come protagonista un ufficiale francese, è stato solo per riallacciarmi a due precedenti romanzi, – "La terra dell’ultima nebbia" e "La spirale delle vite incompiute" – a cui quello presente si ricollega idealmente. Per il resto, c’è un riferimento costante e obiettivo a fatti e personaggi realmente esistiti… Grazie e buona lettura."
 
 
 
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