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RecensioneScritto da :  Vampire   Voto :  voto in stellevoto in stelle
 Titolo :  Il Diavolo nella cattedrale
 Autore :  Frank Schatzing
 Scritto il :  07-03-2011

 Erano diversi anni che ero affascinato da questo libro così ho deciso che non si poteva più rimandare e ho deciso l'acquisto di questo giallo medievale. Tutti i trafiletti non facevano altro che parlare di ricostruzioni storiche, di una cattedrale in costruzione, della grande suspance, per me è stato impossibile non volare con la mente a libri come "il nome della rosa" o "i pilastri della terra", associazione che si è rafforzata nelle prime pagine quando il protagonista si è rivelato un ladro dai capelli guardacaso rossi e si è cominciato a trattare di cattedrali e mastro costruttori annessi, ma purtroppo le analogie con i predetti capolavori finiscono qui. Il capomastro del nuovo duomo viene ucciso in circostanze misteriose, qualcuno vorrebbe farlo sembrare un incidente ma Jacop, il nostro protagonista, che stava rubando delle mele in un giardino vicino al cantiere diventa, suo malgrado,l'unico testimone del delitto e ora è in pericolo la sua stessa vita e quella delle persone con cui entrerà in contatto tra cui Jaspar uno degli amici che cercherà di aiutarlo, per salvarsi dovranno non solo fuggire dal killer ma anche venire a capo dell'intrigo che ha portato all'efferato delitto di una delle persone più stimate dalla città, salvando così molte vite innocenti. La trama ha più sostanza raccontata in poche righe dove molte cose vengono lasciate alla fantasia del lettore, che a leggerla completamente dove risulta piatta e molto lineare. Inizialmente Schatzing ha provato ad articolare un pò le cose cominciando proprio dall'omicidio del mastro costruttore che paradossalmente non è il fine ma una sorta di incidente collaterale per raggiungere uno scopo più grande ma che alla fine si rivelerà una scomoda arma a doppio taglio per gli stessi congiurati sancendo l'inizio della rottura della loro alleanza. Da questo punto in poi la trama non subisce ulteriori complicazioni. Diciamo subito che di suspance ce n'è veramente poca e a nulla serve celare qual'è il reale scopo dei congiurati che sarà possibile capire comunque già dopo poche pagine ma che l'autore si ostina a nascondere invece fino alla fine. I personaggi principali sono tutti piuttosto scialbi più che da un carattere sono formati da caratterizzazioni quasi fossero marionette, le ricostruzioni storiche non sono la parte trainante del libro e non sono mai così approfondite, condite il più delle volte da commenti più o meno fuori luogo del protagonista che le cita in quel momento a mo di cantastorie, un fattore che non da affidamento sull'esatta riconduzione storica. Per muoversi con i protagonisti tra le strade e i vicoli presenti nel libro ci vorrebbe un navigatore satellitare della città di Colonia di fine '200, ogni svolta in un vicolo è un aprirsi in continuo di altre traverse e parallele, che conducono a loro volta ad altre strade, stradine o vicoli che ne costeggiano altre come un labirinto disordinato, una selva di "strasse" che aiuta solo a perdere l'orientamento dato che gran parte dell'azione del libro è incentrata sulla fuga e sugli spostamenti. Mentre nel libro di Follet viviamo nella Storia, non solo intesa come trama, ma soprattutto come periodo temporale e ci vengono presentati minuziosamente usi e costumi dell'epoca, in questo "il diavolo nella cattedrale", se togliamo un capitolo in cui viene trattata la lebbra e i lebbrosi, veramente ben fatto, tutti gli altri personaggi non rilevanti alla fine della storia sono appena menzionati come statuine che ricoprono gli spazi di un bel presepe, c'è chi vende e c'è chi compra il resto sono frati e suore, il che non è molto realistico e questo non garantisce il sufficiente grado di immedesimazione. I capitoli riservati agli artefici della congiura sono tra i più noiosi, prima ancora che le cose non vadano esattamente secondo i loro piani già lamentano dubbi e incertezze che ripropongono fedelmente ad ogni inizio di capitolo senza variare mai a prescindere dai successi o dai fallimenti delle loro azioni, seguono piuttosto un copione fisso fatto solo di lamentele e vaghi riferimenti al loro piano o alla loro "impresa" che avrebbero lo scopo di aumentare il mistero su di essa ma che in realtà riescono solo a rimarcare una ripetitiva banalità.

 
 
 
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