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I libri andrebbero scritti unicamente per dire cose che non si oserebbe confidare a nessuno. (Emil Cioran)
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RecensioneScritto da :  Edom70   Voto :  voto in stellevoto in stellevoto in stellevoto in stelle
 Titolo :  E poi siamo arrivati alla fine
 Autore :  Joshua Ferris
 Scritto il :  19-08-2010

 

Libro di esordio di Joshua Ferris che con uno stile veramente originale racconta la vita quotidiana di un gruppo di colleghi che lavorano per una agenzia pubblicitaria in cima ad un grattacielo nel cuore di Chicago.
Lo stile è originale perchè sa raccontare fatti apparentemente banali, noiosi e ripetitivi, che avvengono nel contesto di una routine lavorativa che molti sapranno riconoscere simile alla propria, senza che il lettore si annoi.
La pausa per la sigaretta, gli assembramenti intorno alle stampanti, le riunioni, le chiacchiere da corridoio, il caffè al bar e la pausa pranzo.
La sensazione di vivere una "routine" al lettore viene trasmessa proponendo gli stessi avvenimenti da più punti di vista, svelando nuovi particolari un po' alla volta, capitolo dopo capitolo, come se si ritornasse sempre allo stesso giorno.
Ma all'improvviso questo ritmo ripetitivo viene interrotto bruscamente ed è un po' come quando improvvisamente si distoglie lo sguardo dal monitor e ci si chiede "ma che giorno e' oggi?"
Riduzione del personale.
I primi nomi passano di bocca in bocca ed il racconto del modo in cui hanno svuotato i loro uffici e portato via le proprie cose alimenta le conversazioni intorno ai distributori di bevande per giorni.
Chi sarà il prossimo? Quale criterio utilizzeranno? All'improvviso qualcuno si ricorda di aver scambiato la propria sedia con una più comoda di un tale che era andato in pensione anni prima. E se qualcuno avesse tenuto traccia dei numeri di inventario?
E se lo scambio non autorizzato della sedia fosse preso come pretesto di licenziamento?
Si arrivano a formulare le ipotesi più assurde pur di trovare un motivo per cui il proprio nome "potrebbe essere il prossimo".
E uno dopo l'altro, settimana dopo settimana, altri nomi vengono fatti ed altre scrivanie svuotate.
Per alcuni è un pretesto per cambiare vita, cambiare genere di lavoro - questo lavoro non faceva per me - o togliersi un sassolino dalla scarpa quando ormai non si ha più nulla da perdere.
Il libro non racconta niente di straordinario e credo che la sua bellezza stia proprio in questo: mostrare come la realtà sia già abbastanza ricca di intrecci, relazioni, avvenimenti, drammi, sconvolgimenti senza la necessità di inventare altro.

 
 
 
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