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RecensioneScritto da :  Ollecram   Voto :  voto in stellevoto in stellevoto in stellevoto in stellevoto in stelle
 Titolo :  Le disavventure di un malpensante
 Autore :  Marcello Parsi
 Scritto il :  12-10-2014

 Buongiorno dott. Parsi. Rieccomi qui, per fare le solite quattro chiacchiere sul suo ultimo libro.

La ringrazio di riservarmi tanta attenzione e poi... le sue interviste mi risultano sempre molto piacevoli.

Le devo confessare che sono un po' sconcertata: l'avevo lasciata a colloquio con Orazio, una persona saggia ed equilibrata, e la ritrovo in compagnia di Giovenale, uno scrittore – se devo essere sincera – dalle idee molto discutibili.

Ah sì, la capisco perfettamente. D'altra parte anch'io l'ho definito un malpensante, no? Lei si riferisce ovviamente...

Mi perdoni se l'interrompo: sì, mi riferisco al modo indegno in cui tratta noi donne. Ci ha scagliato addosso un'intera e virulenta
satira di quasi settecento versi...


Sui rapporti tra Giovenale e le donne ci sarebbe da discutere a lungo: c'è chi la chiama misoginia, odio per le donne, e chi, più semplicemente, misogamia, odio per il matrimonio. Comunque si sofferma a lungo sul tema “donna”, perché concentra l'intero argomento in una sola satira, la sesta, mentre in tutte le sue sedici satire attacca senza pietà i vizi e i difetti degli uomini, a cui fa il pelo e il contropelo. E poi, per restare nell'ambito della sessualità, critica le donne in una sola satira, ma gli omosessuali in due, la seconda e la nona. Nel mio romanzo ho collocato intorno al poeta ben tre personaggi femminili di età diverse, proprio per farlo interagire con loro e sfatare, almeno in parte, questo tradizionale pregiudizio.

Dalle sue parole devo dedurre che una delle tesi del suo romanzo – mi perdoni, ma ancora non ho avuto il tempo di leggerlo – è che Giovenale non odia le donne.

No. Io non mi esprimerei in maniera così categorica: tra il bianco e il nero esistono molte sfumature di grigio. Ascolti con attenzione. Nella seconda satira lo scrittore aquinate mette in bocca a una donna, una certa Laronia, un atto di accusa contro gli uomini effeminati. Nei versi 44 – 46 Laronia dice: “Per prima cosa guarda e osserva bene gli uomini; fanno cose peggiori di noi donne, ma li difende il numero...” Questo che cosa significa? Forse che gli uomini sono più numerosi delle donne? No, è vero il contrario. Tanto meno una simile affermazione può riferirsi ai soli omosessuali, che costituiscono soltanto una porzione del genere maschile. Quindi, bisogna trarre la logica conseguenza che il numero, di cui parla il poeta, riguarda esclusivamente i viziosi. Praticamente egli dice che il numero degli uomini corrotti e pervertiti è superiore a quello delle donne corrotte e pervertite e ciò permette ad essi di spalleggiarsi più facilmente. Se questo significa essere misogini, giudichi un po' lei...

In realtà questa sua spiegazione ha incrinato le mie certezze. Adesso mi rendo conto che, come lei giustamente diceva all'inizio della nostra conversazione, sui rapporti tra Giovenale e le donne ci sarebbe da discutere a lungo... Forse sarebbe il caso che io prima leggessi il suo romanzo con attenzione, magari consultando all'occasione il testo originale delle satire – affiancato, però, da una traduzione a fronte – e poi tornassi ad intervistarla con maggiore cognizione di causa.

Sì, credo che sia la decisione più giusta. Allora, aspetto che lei mi contatti per fissare un altro appuntamento e nel frattempo... buona lettura!
 
 
 
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